La manifestazione
Cambia lassetto societario del gruppo: si separano produzione e vendita degli impianti
Nuovo Pignone crea una new-co
Claudio Figaia
I sindacati: «Vigileremo, ma non si tratta di "metodo Marchionne"»
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MASSA. «Spin-off» alla Nuovo Pignone Spa: la società controllata dalla Ge Oil & Gas (multinazionale dell'engineering energetico) si divide in due, creando, a fianco della società attuale, una "new company" che si occuperà della commercializzazione dei prodotti e della loro installazione nel mondo. L'operazione, che partirà il 1º gennaio 2012, prevede dunque la costituzione di una nuova società, che sarà di proprietà di Nuovo Pignone Spa con il conferimento di ramo d'azienda. Nella nuova società confluiranno tutti i beni materiali, immateriali e tutte le funzioni necessarie a progettare e a costruire le macchine prodotte in territorio Italiano, cioè quel che fa lo stabilimento Pignone di Massa. Quindi: il manufacturing, il sourcing, l'ingegneria (con tutta la proprietà intellettuale), parte del service legata alla produzione e altre funzioni di supporto. Alla Nuovo Pignone Spa resterà, sostanzialmente, il compito di gestire le vendite (sales) e l'installazione delle macchine nel luogo di destinazione. Il "meccanismo" utilizzato per questo spin off è, come detto quello della cessione di ramo d'azienda tramite l'articolo 2112 del Codice Civile, meccanismo che permette di mantenere per tutti i lavoratori diritti e anzianità acquisiti derivanti sia dagli accordi collettivi sia da quelli individuali. L'obiettivo di questa operazione, allo studio dal 2009, è principalmente - secondo quanto la direzione di Ge ha comunicato a Fim, Fiom e Uilm - è di «ridurre la complessità delle transazioni commerciali internazionali e di mitigare i rischi che nascono dal fare business in 80 paesi nel mondo». Lo spin-off, infatti, consentirà, spiega ancora la multinazionale, di fare chiarezza e creare una netta distinzione tra quello che è prodotto in Italia, e tutto il lavoro sviluppato all'esterno del territorio nazionale. La notizia ha fatto salire subito il livello d'allerta delle organizzaioni sindacali. Che vogliono vederci chiaro in questa operazione. I primi commenti, comunque, non sono di preoccupazione, anzi. «L'azienda ha coinvolto i lavoratori per definire i dettagli di questo spin-off. E di sicuro non ha forzato la mano: il codice civile consentirebbe la creazione di un nuovo ramo d'azienda in 45 giorni, senza alcuna consultazione sindacale. Non è poco di questi tempi», dice Stefano Bonni, componete Fiom della Rsu dello stabilimento massese di Nuovo Pignone. Nessun allargamento del «metodo Marchionne» (che con la costituzione di new-co, ha imposto ai lavoratori Fiat la rinuncia a una serie di diritti acquisiti)? «Pare proprio di no, questa decisione del gruppo sembra sia legata a ragioni fiscali e organizzative, non a un attacco ai lavoratori», rispondono dal sindacato.
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