Proteste
Noto imprenditore a processo
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Il tribunale e il giudice Cosimo Maria Ferri Franco Brizzi è accusato di una violazione di domicilio
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CARRARA. Una lite avvenuta per motivi futili. La ruggine di un cattivo vicinato. Alla fine lui, esasperato, si sarebbe presentato direttamente in casa della anziana che abita a pochi passi da lui, sulle colline della Foce. Aprendo, da solo, il cancello chiuso con il lucchetto. Una storia come, in tribunale, se ne vedono tante. Solo che questa volta, il «lui» in questione, ossia l'imputato, è uno dei big del settore lapideo, presidente, fra l'altro, della Sagra, la Società apuana graniti. E così, per la storia di una siepe potata sul confine delle proprietà, e di alcune foglie di troppo finite nel giardino di casa che sono divenute il motivo del contendere, è finito in tribunale, con l'accusa di violazione di domicilio, il noto imprenditore del marmo ed ex dirigente della Carrarese Franco Brizzi (assistito dall'avvocato Gianpellegrini). Non solo. C'è pure un altro procedimento in corso, questa votla davanti al giudice di pace, per l'aggravante legata allo stesso episodio del giugno 2009: la donna avrebbe subito infatti lesioni (per la precisione si è fatta male ad un gomito sbattendo contro il muro e, avrebbe accusato un malore dovuto allo stato di agitazione) proprio a seguito dell'introduzione nella sua abitazione del vicino. Ma procediamo con ordine. Ieri in tribunale si discuteva il procedimento per violazione di domicilio. Dal giudice Cosimo Maria Ferri, è stata ascoltata proprio la signora che si è costituita parte civile nel processo (assistita dall'avvocato Luca Pietrini). È stata lei a raccontare quanto successo quella serata di inizio estate di due anni fa. «Stavo guardando la televisione con la cuffia quando, dalla portafinestra, l'ho visto entrare nel mio giardino - ha ricordato - Me lo sono trovato sul portico, all'ingresso della mia sala. Ho alzato il braccio intimandogli di andare fuori da casa mia: lui mi ha dato una spinta e ho sbattuto il gomito contro al muro». A quel punto la donna ha cominciato ad agitarsi e così ha chiamato la figlia che andasse da lei. Sul banco dei testimoni, quindi, è stata proprio lei ad essere ascoltata. «Mia madre era sdraiata - ha raccontato - agitatissima. Il medico ci ha consigliato di portarla in ospedale. Ho chiamato il 118 e anche i carabinieri». Per quel che riguarda la «pietra dello scandalo» ossia, quella siepe potata le cui fogli sarebbero finite nel giardino del vicino ha parlato anche il giardiniere che eseguì materialmente i lavori. Ricordando che non si era occupato di ripulire: avrebbe dovuto farlo il giorno dopo. A.V.
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