Finanza
Cinque mesi per una risonanza
Sara Ligutti
Allarme dei sindacati: qui sono a rischio centinaia di posti di lavoro
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CARRARA. Caos sanità. Centinaia di posti di lavoro a rischio nella nostra provincia (in particolare nelle cooperative della Lunigiana), con la prospettiva di avere al massimo sei mesi di cassa integrazione in deroga. I tagli del personale, poi, portano necessariamente tagli ai servizi: basti pensare che, attualmente, per una risonanza magnetica il tempo d'attesa sono in media cinque mesi. E' questo l'allarme lanciato ieri dai sindacati, nel corso di un incontro con la commissione sociale. Presenti Claudio Salvadori, Francesco Paganini e Fabrizio Dazzi della Uil, Isa Zanzanaini della Cgil, Pierluigi Trivelli della Cisl e Renzo Barbieri della Fsi. I dati snocciolati sono peoccupanti: al momento, ad esempio, per una risonanza magnetica all'anca bisogna aspettare più di sei mesi, cinque per quella lombosacrale (ma bisogna recarsi a Lucca) e un po' di più per quella all'encefalo. Due, invece, sono i mesi di attesa per una semplice visita ortopedica. «L'abbattimento delle lista d'attesa - spiega Valerio Musetti della Funzione Pubblica CGIL - si basava sull'orario aggiuntivo da parte dei medici. Ma la De Lauretis ha tagliato e così si sono pure allungati i tempi d'attesa». Anche perché quando ci sono troppi pazienti le liste vengono momentaneamente bloccate. Inoltre, entro giugno al laboratorio analisi dell'Ospedale di Carrara mancheranno sette tecnici su ventidue, cosa che farà aumentare ulteriormente le attese, favorendo così, dicono i sindacati, il ricorso alle cure private. Sempre che il paziente se le possa permettere. L'assistenza all'interno dell'ospedale, poi, manca dalle 20 alle 8 di mattina. Situazione che costringe le famiglie ad assumere delle badanti per la notte. «Ci ritroviamo con persone che si sentono in colpa a stare male - aggiunge Claudio Salvadori della Uil - visti i disagi che devono affrontare i loro cari. In alcuni casi, addirittura, ai pazienti ricoverati viene detto alle persone di portarsi le medicine da casa». Ma i problemi non sono finiti. L'elenco di Salvadori continua: «Ci sono infermiere che passano di reparto in reparto nel corso della giornata, ritrovandosi in reparti in cui non hanno mai lavorato e non si sanno muovere. Giovani che sono entrati pieni d'entusiasmo e adesso stanno già pensando d'andarsene altrove». E ancora: «Pazienti che se ne vanno dall'ospedale per il trattamento ricevuto e fanno causa. Questa Asl ha il record delle cause perse. E il costo lo paghiamo tutti: migliaia di euro che potrebbero essere utilizzati per la sanità». La farmacia dell'ospedale, poi, «è rifornita da Migliarino Pisano e così si eliminano altri posti di lavoro». In questo quadro di tagli e riduzione dei servizi non si salva neppure il 118 - hanno denunciato i sindaclisti - che non ha abbastanza soldi per le ambulanze, tanto che gli operatori devono fare venti euro di benzina alla volta, invece che il pieno. «I primi a pagarla sono i più deboli - denunciano i sindacati - I primi posti a saltare sono stati quelli dei ragazzi disabili, che guadagnavano 250 euro al mese per un impiego part time all'interno dell'Azienda».
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