Trasporti
Case Erp, 40 "ricchi" rischiano lo sfratto
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Una veduta di case in cittaRedditi anche di 90mila euro. Superata la soglia per avere diritto all'alloggio popolare
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CARRARA. Rischiano lo sfratto dalle case popolari quaranta famiglie che, secondo gli ultimi controlli dell'Erp risultano avere un reddito che supera la soglia per ottenere l'alloggio, cioè 25.751,25 euro. Nelle segnalazioni inviate dall'ente alla commissione comunale al Sociale, ci sono situazioni reddituali (cumulando i singoli componenti del nucleo familiare) che oscillano dai 28.000 ai 90.000 euro. Si tratta di persone che ottennero la casa in passato avendone i requisiti (salvo qualche caso non del tutto in regola) e che poi hanno mutato la loro condizione economica. Ma il problema è complesso, e la "cura" non sembra potersi limitare al semplice "superi il reddito perciò ti tolgo la casa popolare e la do a chi è in graduatoria". Perché la legge regionale in materia, rispetto al reddito imponibile lordo, prevede una serie di possibili abbattimenti (a seconda del contesto familiare) che portano al reddito "convenzionale": che fa la differenza fra il diritto o meno alla casa popolare. Di conseguenza, ad esempio, la forbice fra i 90mila euro e i 25.000 potrebbe ridursi di molto sulla carta e far emergere situazioni sì di sforamento della soglia, ma rientranti comunqe in casi sociali che potrebbero indurre il Comune a non far decadere il diritto all'alloggio Erp. Della complessità della questione si è resa conto ieri mattina la commissione comunale presieduta dal consigliere Carlo Boni, presente l'assessore Massimiliano Bernardi. Infatti, di primo acchito, l'elenco fornito dall'Erp (senza nomi degli inquilini) ha fotografato la situazione di 40 casi da portare allo sfratto: che significa, come ha spiegato l'assessore Bernardi, la diffida a lasciare l'appartamento, e se necessario l'ordinanza di sgombero. «E' la prima volta che l'Erp ci segnala questi casi di redditi troppo elevati che non danno il diritto di continuare a stare in una casa popolare: l'inquilino potrebbe permettersene una in edilizia privata. C'è una comunicazione della Regione sulle regole relative agli occupanti che non ne hanno titolo». Quelli segnalati dall'Erp, sarebbero casi di assegnatari regolari in passato, cioè con una condizione reddituale che ha permesso loro di aggiudicarsi un alloggio di edilizia residenziale pubblica, dove gli affitti nella fascia più alta oscillano fra i 250 e i 300 euro mensili. Il consigliere Conserva ha osservato, nella lista, la presenza anche di lavoratori autonomi con redditi oltre la soglia dei 25mila. «Mi sembra che in questa lista di poveracci non ce ne sia. Ma è anche vero che si tratta di redditi dell'intero nucleo familiare, e perciò occorre approfondire l'esame». Boni ha chiesto di sapere se ci sono dei morosi. Inoltre c'è un caso di inquilino a suo tempo "avente diritto" all'alloggio, ma che non avrebbe mai stipulato il contratto (risulta un reddito attorno ai 70mila euro). Un altro assegnatario convocato per fare il contratto non si sarebbe mai presentato all'Erp per completare la pratica. Insomma, una situazione molto articolata. In linea di massima, la commissione «è per dire al Comune di procedere, cioè togliere la casa a chi non ne ha più diritto», ha detto il consigliere Carlo Martini, ma poi ha convenuto con gli altri commissari, sulla necessità di chiedere all'Erp una quadro più dettagliato, per capire la realtà delle singole famiglie, quanti fra gli inquilini in questione titolari dell'alloggio, siano pensionati e quanti lavoratori o in altra condizione. Molta attenzione sarà posta su casi sociali di particolare rilevanza che dovessero emergere. E' stato deciso di istituire un gruppo di lavoro specifico per analizzare caso per caso.
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