Proteste
Polveri e camion, proteste a Marina
Claudio Figaia
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MARINA. Cumulo di detriti vicino al Merida sotto: un marciapiede danneggiato e lingresso del cantiere Ofretti attacca: «I massi per le scogliere da Carrara, ma dovevano arrivare da Forno»
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MASSA. Polveri e terriccio, aiuole danneggiate, cumuli di detriti, un gran via vai di camion. Il tutto in piena zona turistica: sul tratto del litorale tra Magliano e Poveromo. Sono gli effetti collaterali dei lavori anti-erosione in corso sulla costa. Non certo un bel vedere alla vigilia della Pasqua e con l'estate che si avvicina. Tant'è che operatori turistici e cittadini si lamentano e chiedono interventi all'assessorato all'Ambiente. Che risponde contrattaccando e aprendo un nuovo fronte di scontro tra Comune e Provincia. Dice l'assessore Andrea Ofretti: «I danni ambientali provocati dai camion che portano i massi per le nuove scogliere anti-mareggiate sono evidenti, ma a pagarli è soltanto il Comune, che si prende pure gli strali dei cittadini e degli operatori turistici arrabbiati, e non la Provincia cui spetta il coordinamento dei lavori». "Normale" partecipazione ai problemi generati da un'opera che serve a tutti? Per niente, dice Ofretti, perchè «qui manca collaborazione e tutti gli aspetti negativi vengono scaricati sull'amministrazione civica». Non solo: nelle operazioni di difesa del litorale viene disattesa - accusa l'assessore all'Ambiente - una determina della Regione Toscana del luglio 2008 in base alla quale si stabiliva che i massi per le scogliere anti-erosione nel tratto di costa fra il Magliano e Poveromo debbano provenire dalle cave di marmo del Comune di Massa, nello specifico dai bacini di Forno e Casette». Ebbene, critica l'assessore, ciò non sta avvenendo: gli informi per le scogliere arrivano tutti dai bacini di marmo di Carrara, compiendo, dunque un tragitto più lungo ed aumentando l'emissione di polveri sul territorio massese. E, soprattutto, togliendo introiti alle casse del Comune di Massa (oltre che alle imprese di escavazione del marmo cittadine). «L'anno scorso - spiega Ofretti - si era stabilito un rapporto d'intesa, per cui una parte dei marmi arrivava da Carrara, un'altra dalle nostre cave. Oggi, tutti i massi vengono spediti da oltre confine. Si parla di 30-35 viaggi al giorno. Con la conseguenza che il Comune non può più fare affidamento a quella quota di tassa marmi generata proprio da questo approvvigionamento. Una quota che ci consentiva di avere risorse per la pulizia e il ripristino ambientale. Il prelievo dei massi dai bacini di Forno e Casette, inoltre, avevano consentito l'avvio di un'azione di messa in sicurezza dei ravaneti, che ora è bloccata». In altre parole, secondo l'assessore, tutti i massi vengono da fuori, i cantieri sono sotto il coordinamento della Provincia, ma a pagare i "danni" è soltanto il Comune. Situazione «insostenibile», ripete Ofretti, che chiede di sapere ufficialmente dalla Provincia qual è il quantitativo di marmo che viene portato a Marina e quale la sua provenienza. «Il problema - chiude l'assessore - è che sul ripascimento si doveva fare come a Marina di Carrara, dove è il Comune, l'ente più vicino ai bisogni del territoriogo, a gestire i lavori. Se così fosse, tanti problemi sarebbero già stati superati».
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