Proteste
«Al Comune anche troppi soldi»
Alessandra Vivoli
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Ercole Ricci amministratore della Sam La sfida di Franzoni: il sindaco non tiri la corda, l'arbitrato non ci spaventa
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CARRARA. «Ma quale cupola del marmo! È ora di finirla con questi discorsi. Le cave sono in mano, per il 50%, di cooperative. E non sono certo di destra. L'altra metà è gestita da famiglie che, purtroppo, non reggono più di venti o trent'anni: basti pensare a quanti nomi storici legati al settore lapideo oggi non esistono più. Perchè sono falliti». E ancora. «I baroni del marmo non ci sono e queste cave non danno l'oro: il sindaco non può esasperare gli animi chiedendoci altro denaro». Nella querelle fra industriali (e associazioni di categoria) e sindaco per le nuove tariffe del marmo entra, a gamba tesa, uno dei big del settore lapideo, Andrea Franzoni. E mentre fra chi è seduto al tavolo per disegnare la tassazione al monte, passa la consegna del silenzio - da Assindustria fino a Cna, Confartigianato passando per Api e Legacoop - Franzoni, con la grinta da «leone del marmo» che lo contraddistingue da sempre. E, Franzoni, dice quello che pensa: sulle tasse, sulla situazione del lapideo e sulle richeiste del Comune. «Si punta il dito sempre contro gli industriali, ma le cooperative come mai non le tocca mai nessuno? - continua - Perché la verità è che qui non si tratta di colore politico ma di una questione economica». E Franzoni snocciola i numeri, le cifre del mondo delle cave. «Il fatturato è di 170 milioni di euro, e la tassazione, ad oggi, è pari a 15 milioni - spiega - Non si tratta, allora, del 2-3% ma del 9-10%. Quando un bene rende così mi sembra che non ci sia bisogno di rincarare la dose». Anche perchè, avverte Franzoni, la situazione non è certo destinata a migliorare. «I paesi del nord Africa sono fermi, c'è stato un effetto domino che, di fatto, ha bloccato quel mercato - spiega - Ci sono grandi progetti, che coinvolgono anche nostre aziende, che al momento restano bloccati. A questo punto, anche alla luce degli scenari internazionali, ci chiediamo: cosa è cambiato dall'accordo del 2008 ad oggi per far chiedere al Comune un aumento del 25%?» «Qui - continua - si tratta piuttosto di un dato politico: quando il Comune ha bisogno di soldi viene a battere cassa dagli industriali. Ma non so fino a quanto questa storia potrà andare avanti. A forza di tirare la corda finirà per rompersi». E, ricordiamo a Franzoni, la rottura delle trattative al tavolo del lapideo potrebbe significare - del resto l'amministrazione lo ha già annunciato a più riprese - il ricorso, da parte del Comune ad un arbitrato per stabilire, cava per cava, il valore di mercato del materiale e la relativa tassazione. Franzoni è pronto ad accettare la sfida. Eccome. «L'arbitrato non ci spaventa affatto - replica il patron della Gmp - Anzi, sarà la volta che verrà fatta chiarezza, senza pregiudizi sul mondo delle cave. Perchè, ed è bene dire anche questo, di blocchi che si vendono a 2mila euro a tonellata ce ne sono ben pochi all'anno».
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