Proteste
Fatture false, inchiesta su Ascom
Chiara Sillicani
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GLI INQUIRENTI. La sede della Finanza e la Procura della Repubblica Prime iscrizioni nel registro degli indagati per irregolarità fiscali
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MASSA. Imprenditori che escogitano stratagemmi per pagare meno tasse e false fatture che documentano spese mai fatte. Adesso nel mirino della Procura sarebbe finita Ascomtur, il braccio tributario e fiscale di Confcommercio. Un'indagine complessa: le voci si rincorrono tra i negozianti, ma Procura e Guardia di finanza non si sbottonano. L'inchiesta ci sarebbe da tempo, ma, a quanto pare, ora l'attività degli inquirenti si è fatta più incalzante con le prime iscrizioni nel registro degli indagati. L'indagine. Ascom - come si legge sul sito dell'associazione commercianti - si occupa di contabilità ordinaria, di elaborare i dati per le denunce Iva e per la dichiarazione dei redditi. Insomma, un punto di riferimento in materia fiscale per gli iscritti a Confcommercio. Gli uomini della Procura sarebbero al lavoro per capire il ruolo o le eventuali responsabilità della società in un giro di false fatture. Non è escluso, infatti, che la stessa Ascom possa essere stata vittima di un raggiro o che a commettere irregolarità siano stati singoli funzionari"infedeli". L'attenzione degli inquirenti, in una prima fase, si sarebbe focalizzata, infatti, su singole imprese, affiliate ad Ascom, che avrebbero tentato di ridurre il loro imponibile fiscale. Con uno scopo: pagare meno tasse. Come ingannare il fisco. Tutto ruoterebbe intorno ad un principio molto semplice: più il reddito è alto, più tasse devi versare. Perché lo Stato stabilisce quanto gli dobbiamo in base a quanto entra nelle nostre tasche. La conseguenza è logica: se - chiaramente contravvenendo alle regole - trovi uno stratagemma per far risultare più basso il tuo reddito, riesci anche a sborsare meno in tasse. E quello stratagemma si chiama, appunto, fattura falsa. Perché emessa senza che il lavoro sia stato eseguito e la cifra corrispondente versata. Il meccanismo. La Procura avrebbe, infatti, individuato irregolarità fiscali e tributarie. In particolare aziende che, pur non eseguendo alcun lavoro, emettevano fatture. Chi quella fattura l'aveva tra le mani la utilizzava per giustificare spese sostenute e, quindi, riduzioni complessive del reddito. Vere e proprie aziende cartiere, come vengono definite da chi conosce la frode fiscale: non sono operative, non eseguono lavori, ma emettono fatture. Tutto sarebbe partito da lì e l'inchiesta si sarebbe poi estesa ad Ascom e alle società che grazie alle false fatture riuscivano ad ingannare il fisco. Un'inchiesta dai contorni non ancora chiari. Ascom è un riferimento per il mondo della piccola imprenditoria e del commercio e gli inquirenti dovranno ricostruire tutti i legami tra imprese (vere) e aziende fittizie e i rapporti che le une e le altre intrattenevano - se così era - con Ascomtur. Alle prese con carte, documenti contabili e libri paga sono gli uomini della finanza. Anche se le bocche sono cucite. Nè arrivano conferme dalla Procura. Anche perché adesso si tratta di capire se e che ruolo abbia svolto concretamente Ascom. Gli investigatori dovranno verificare se la società fosse consapevole del giro di fatture. Non si può escludere, infatti, nè che si sia avvalsa di consulenti esterni, nè che sia stata essa stessa vittima di un raggiro che vedeva coinvolte imprese affiliate. Certo è che la notizia di un'inchiesta ha messo in allarme il mondo del commercio: in Confcommercio e nella collegata Ascom operano persone note e molto stimate in città.
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