Il dolore
«Costa troppo smaltire la marmettola»
Il gestore voleva 32 euro a tonnellata, accordo su 12 ma solo per un paio di mesi
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CARRARA. «Si prospetta uno scenario sempre più difficile per le aziende lapidee che, dopo aver superato la dura selezione imposta dalla crisi, si trovano ora a dover far fronte ai costi insostenibili per lo smaltimento delle marmettole». Assindustria lancia l'allarme. «E' un altro duro colpo per la competitività delle lavorazioni del marmo», dice l'associazione. Nella nostra provincia il problema investe una quindicina di aziende che devono smaltire la marmettola: «Un tempo se ne producevano 400mila tonnellate l'anno, oggi fra le 60-80mila perché c'è la crisi e non si tratta più il granito, ma vuola dire che la piano la lavorazione ancora esiste». Cosa è accaduto? «Una dopo l'altro, per esaurimento o per veti amministrativi, sono stati chiusi i siti del Brentino e di Altopascio e l'unica discarica accessibile (ex Cava Viti) è soggetta a tanti e tali vincoli per cui non può accogliere le marmettole che a costi elevatissimi (+300% rispetto al prezzo base). Grazie ad un accordo tra le Associazioni Industriali di Lucca e Massa Carrara con il Gestore Programma Ambiente Apuane SpA, questo colpo mortale per le aziende associate è stato momentaneamente rinviato ma all'inizio dell'estate, se la situazione non sarà affrontata con la dovuta urgenza, il problema si ripresenterà in tutta la sua drammaticità». Per scaricare in cava Viti, per un paio di mesi verranno chiesti agli imprenditori 12 euro a tonnellata, ma il gestore ne chiedeva dal primo marzo 32 per coprire i costi della discarica. E' stata fatta domanda alla Provincia affinché con nuovi codici relativi agli inerti non pericolosi, i costi possano calare. «E' assurdo - dice Assindustria - pensare che le aziende debbano pagare cifre come quelle che il gestore, in queste condizioni, è costretto a chiedere per non violare, prima ancora degli equilibri finanziari, le stesse leggi sulle discariche. In una situazione già critica come quella che sta vivendo il settore dove tutti, amministrazioni, opinione pubblica, organizzazioni sindacali e imprenditori, conveniamo sulla necessità di rilanciare le lavorazioni del marmo, non è accettabile che non si riesca a trovare soluzioni che, senza derogare ai requisiti di una gestione attenta e responsabile di una discarica di inerti non pericolosi, metta il gestore in condizione di rispettare la vocazione a "marmettole" del sito di Cava Viti, in grado di accogliere le marmettole locali per almeno quindici anni». L'Associazione «si augura che in questi due mesi di proroga sia data la massima attenzione alle condizioni perché Cava Viti possa funzionare a costi sostenibili».
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