Il Tirreno

«Non mi danno la casa popolare: e io non mangio più»

«Non mi danno la casa popolare: e io non mangio più»

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CARRARA. A fine mese la sfratteranno dall'appartamento in cui vive, con il figlio di tredici anni. E lei, una 38enne originaria della Versilia ma residente da tempo a Carrara, ha cominciato lo sciopero della fame. Per avere quella casa popolare per cui è in graduatoria da sette anni. Ma anche ieri, all'ufficio alloggi, le hanno detto che: «Non ha i requisiti» per risalire di qualche posizione. E così, per protesta, ha inziato a non mangiare più.  Lei, questa 38enne dal piglio fiero e deciso, con i jeans infilati negli stivali, come tante ragazzine, è una dei nuovi poveri.  Quelli che fino a qualche tempo fa vivevano dignitosamente, stavano quasi bene.

E adesso non sanno come arrivare a fine mese. L'aspetto non tradisce il suo stato di difficoltà: è una bella donna, ed è anche ben curata.  «Ma questo - dice con amarezza - non aiuta, perchè spesso quando vado a chiedere aiuto non vengo presa sul serio. Eppure so soltanto io i salti mortali che faccio per tirare avanti, e per far vivere serenamente mio figlio, facendogli pesare il meno possibile la situazione».  Lavora come parrucchiera da sempre: ha cominciato subito dopo le scuole medie, seguendo quella che è sempre stata la sua passione.  «Prima, quando ero apprendista guadagnavo abbastanza - racconta - Poi mi sono sposata e ho avuto un bambino. Poco dopo mi sono separata e, nel frattempo anche il lavoro ha cominciato ad andare meno bene: anche perchè dovevo badare a mio figlio, e ho iniziato a ridurre le ore. Allora non potevo certo pensare di ritrovarmi in una situazione del genere, quando si è giovani è tutto diverso. Adesso, alla mia età, è più difficile anche trovare lavoro: e io la parrucchiera la faccio da una vita».

Le difficoltà per lei sono cominciate da tempo. «È da una decina d'anni che convivo con le ristrettezze economiche cercando di sfangarla, mese dopo mese - continua - ma negli ultimi tempi si sono ingigantite: a forza di rimandare il pagamento delle bollette mi sono trovata con il voltaggio della luce abbassata, con il telefono staccato. E, ora, con 1600 di bollette, e relative multe per i ritardi, da pagare. Le ho messe tutte in un sacchetto e ho portato anche queste all'ufficio alloggi».  Adesso a complicare le cose arriva, proprio a fine mese, lo sfratto.  «In quella casa non ci posso più stare e non so davvero dove andare - racconta disperata - Non mi voglio ritrovare a dormire in macchina con mio figlio: per questo ho cominciato lo sciopero della fama, per essere ascoltata».  E proprio il pensiero del figlio la fa preoccupare ancora di più.  «Il prossimo anno andrà alle superiori; le spese, che già adesso sono tante, aumenteranno ancora: non so davvero come potrò fare. Già adesso ogni giorno è una battaglia. E anche fare la spesa, a volte, diventa un problema».

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