Il dolore
Asl, la commissione accusa Delvino
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AL LAVORO. Medici in servizio e accanto lex direttore Antonio Delvino Ma l'opposizione punta il dito anche contro gli uffici regionali
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MASSA. Il caso Asl è così complesso che il consiglio regionale ha voluto una commissione d'inchiesta. Uno strumento con uno scopo chiaro: far luce su quanto accaduto. Ma chi si aspettava che la commissione, a lavori conclusi, presentasse una relazione e chiedesse ai consiglieri di votarla, è rimasto deluso. Perchè, anche in tema di sanità e di voragini nel bilancio, si è consumata la spaccatura politica. Risultato? Ieri la commissione si è presentata al consiglio regionale con due relazioni. I commissari che siedono nelle file dell'opposizione (Jacopo Ferri Pdl e Giuseppe Del Carlo Udc) hanno detto "no": non hanno voluto sottoscrivere il documento della maggioranza. Anche quello, del resto, "sudata carta": Maria Luisa Chincarini, in quota Idv, ha espresso perplessità sulla stesura proposta dal Pd. Ma la frattura Idv-Pd non si è consumata e la consigliera ha apposto la sua firma. L'opposizione, invece, è rimasta sulle sue posizioni. E basta leggere i due documenti presentati al consiglio per capire che la conciliazione non era possibile. Su nulla. Certo non sul ruolo della Regione, né su quello del suo presidente. Posizioni non identiche sul direttore Delvino di cui nella relazione di maggioranza (poi votata dal consiglio) si «stigmatizza la responsabilità». Due relazioni opposte. Il Pdl e l'Udc puntano il dito contro la Regione e contro Rossi. Pd, Federazione della sinistra e Idv ribadiscono, invece, che proprio la Regione ha preso provvedimenti, di fronte ad una voragine nel bilancio e - ribadiscono - è stato Rossi a portare le carte in Procura. Per i democratici il meccanismo ha funzionato: ha permesso di intercettare le irregolarità e intervenire. Per Ferri e Del Carlo, invece, sul caso Asl sono evidenti le responsabilità della Regione: «La commissione - si legge nella loro relazione - valuta negativamente anche il ruolo svolto dagli uffici regionali...ritiene che l'assessorato regionale alla salute e il presidente Rossi (per 10 anni assessore alla salute) non possano sottrarsi dall'assumersi responsabilità politiche». Ben lontani dalla posizione della maggioranza che riconosce in Rossi l'uomo che ha «fermamente avviato e perseguito l'obbiettivo della certificazione dei bilanci, prima regione in tutta Italia». Due relazioni lontanissime. Differenze macroscopiche, non solo sul piano delle responsabilità. L'opposizione concentra la sua attenzione anche su un sistema di consulenze che avrebbe contribuito a creare una rete complessa e poco chiara, soprattutto per l'attribuzione delle responsabilità. E in quella rete Ferri e Del Carlo includono anche Niccolò Persiani che ha contribuito a stendere i principi contabili per le Asl e che ha affiancato Maria Teresa De Lauretis, nei primi giorni di commissariamento (poi è stato rimosso). Per i membri della maggioranza (Pieraldo Ciucchi, Paolo Marini, Lori Rossetti e Maria Luisa Chincarini) Niccolò Persiani «pur avendo rivestito numerosi incarichi, non ha dato modo di aver contezza delle situazioni». Nel documento del Pd si precisa, però, che «è ben chiara la differenza tra una consulenza contabile e una revisione». Per la maggioranza gli uffici regionali non hanno colpe:«il ruolo del dipertimento esclude ulteriori forme di controllo puntuale dsegli appostamenti», in parole semplici delle singole operazioni. I direttori. Le responsabilità di ermanno Giannetti, direttore amministrativo vengono evidenziate da tutta la commissione. Occhi puntati anche sui sindaci revisori. Pdl e Udc focalizzano la la loro attenzione anche sui dirigenti al settore finanze dell'Asl e della Regione. Nell'atto del Pd, invece, vengono individuate le resposabilità del direttore generale Antonio Delvino:«la sua responsabilità - si legge - deve essere stigmatizzata. Delvino ha dato prova di aver ricostruito i fatti tardivamente. La sua responsabilità è nell'aver omesso tutti i richiami di attenzione da più parte ricevuti. Ha mostrato vaghezza di conoscenza e trascuratezza di alcuni fattori». Dall'ospedale al piano di rientro chiesto dalla corte dei conti. Il Pdl ribadisce che una gestione allegra del bilancio risale al 1998, la maggioranza, invece sottolonea che i problemi sono emersi in modo evidente dal 2007, quindi «il precedente direttore Scarafuggi non ha avuto pari (rispetto a Delvino ndr) evidenza dei fenomeni». Quanti soldi arrivavano all'Asl. Non c'è accordo neppure sui finanziamenti che la regione destina all'azienda apuna. Per il Pdl erano e sono sottostimati. Per la maggioranza la sottostima è lieve. Insomma, documenti tecnici nel linguaggio, politici nei fini. Che - almeno agli occhi dei cittadini - non raggiungono l'obbiettivo: maggiore chiarezza sulle cause del buco all'Asl.
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