Il Tirreno

Lettera di un soldato del 1848 alla festa tricolore

Sergio Mastrini

Il commovente messaggio letto da una studentessa durante la celebrazione dei 150 anni d'unità nazionale

2 MINUTI DI LETTURA





 PONTREMOLI. Teatro affollato dagli studenti guidati dai presidi, mons. Antonio Costantino Pietrocola, del liceo vescovile, e dal prof. Pierangelo Coltelli, dell'Istituto Ferrari, dove il prof. Lorenzo Piagneri ha fatto l'excursus storico dalla 1ª guerra d'Indipendenza all'unità d'Italia mentre il prof. Giulio Armanini dall'Unità fino alla 2º guerra mondiale. Il commissario prefettizio, Romeo che per rievocare nel migliore dei modi il 150º anniversario dell'Unità d'Italia aveva fatto svolgere diverse ricerche, ha ritenuto interessante la lettera scritta da Pontremoli il 2 aprile 1848 da un volontario toscano diretto alla battaglia di Curtatone e Montanara. Chiamata sul palco, Michela Ferrari Vivaldi che frequenta l'ultimo anno del liceo vescovile, ne ha dato lettura.  «Pontremoli, addì 2 aprile 1848, domenica. Moglie mia adorata che nella pancia porti il nostro bambino, oggi siamo arrivati a Pontremoli e siccome domani si passa gli Appennini il maggiore Belluomini ha detto: ragazzi, oggi ci si riposa. Parole sante, in quanto sono parecchi giorni che si cammina. A Fivizzano molti protestavano: s'ha male ai piedi, vogliamo fermarci e d'un tratto si sono fermati davvero. Si sono buttati per terra e a Pontremoli ci sono venuti per conto suo, alla spicciolata. Io no. Per dimenticare il male ai piedi mi sono messo a cantare una canzone nòva che di sicuro conosci meglio di me. Addio mia bella addio, ché l'armata se ne va, e se non partissi anch'io sarebbe una viltà: moglie mia, mi fa tanta impressione trovarmi a Pontremoli. Mi ricorda noi che il fausto giorno del nostro sposalizio si sbraitava in piazza Pontremoli e Fivizzano sono nostre, guai a chi le tocca, poi si correva a bruciare la bandiera giallo e nera dei porci Asburgo, poi agli avvalorati per urlare Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta, e anziché a letto si finiva alla Fortezza Vecchia in celle separate. Pontremoli è un bel posto. Ci ha le mura più antiche di Livorno e la gente è bòna. Quando siamo entrati ci hanno buttato i fiori e le caramelle, e ci hanno gridato Viva i Volontari Toscani, Viva Pio Nono, e io mi sono sentito orgoglioso d'andare a combattere per la nostra Patria. Però quassù siamo accanto alle montagne e fa freddo. Con la scusa che la primavera incomincia il 21 marzo, le coperte non ce l'hanno date, la roba di lana idem. Non ci hanno dato neanche le scarpe da soldato. Quelle che s'aveva alla partenza si sono rotte e ieri ho visto uno che marciava col pollicione di fuori. E proprio vero che per amare la Patria ci vuole tanta pazienza. Il tuo affezionato marito Cantini Giobatta».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web