La manifestazione
«Siamo molto infastiditi»
Cinzia Carpita
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Lattività di escavazione in uno dei nei bacini marmiferi carraresi Il direttore di Assindustria: le parole della maggioranza non ci sono piaciute
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CARRARA. Musi lunghi degli imprenditori del marmo, dopo il documento della coalizione che appoggia il sindaco, lo invita ad andare avanti, sul fronte delle tariffe, e a fare accordi con le singole imprese, visto che con le associazioni di categoria non è arrivata l'intesa sui canoni e sulle fasce di cave. Balestri (Assindustria): esternazioni che non ci sono piaciute. «Siamo molto infastiditi da quelle esternazioni politiche. Non ci sono piaciute - dice Andrea Balestri direttore di Assindustria - ma non replichiamo. Non perché ci sentiamo imbarazzati, in difficoltà o senza argomenti. Ma semplicemente perché rispettiamo il patto di parlare nella sede opportuna: il tavolo del marmo. E, mantenendo questo impegno, martedì lo faremo». L'imprenditore Paolo Borghini che non partecipa al tavolo del marmo, esprime comunque il malumore della categoria: «Non mi piacciono i diktat del Comune, in altri incontri ho visto la buona volontà per andare incontro agli interessi della città e degli imprenditori. Le fasce di cave, sono ampie e farne di più diventa un problema. La punta dell'iceberg, il marmo più bello, sull'escavato di un milione di tonnellate è il 5%; 250mila-300mila tonnellate vengono lavorate in zona, e il resto va fuori. Nella seconda fascia proposta dalle categorie, ci sono cave che stanno meglio o meno bene, ma è una media. Quelle dello statuario portano giù dal monte anche bardiglio e venati. E poi ci sono i marmi con i difetti. Insomma, gli 8 euro o 16 euro, nel blocco bello possono sembrare pochi ma nel materiale di seconda scelta o rotto sono soldi. Poi ai 16 euro alla tonnellata, aggiungiamo una media di 9 euro per il trasporto e siamo a 25; ci mettiamo altri 10 euro di carico e scarico, e arriviamo a 35. Poi i materiali vanno caricati su contenitori e spediti». Insomma, per Borghini, i costi delle aziende giustificano la proposta tariffaria fatta dalle associazioni. «Ecco perché si sta cercando di mediare un prezzo. Se si tassa tanto solo lo statuario, dalla cava viene giù solo quello», e secondo l'imprenditore, ne risentirebbe anche l'occupazione. «Noi proponiamo una fascia con colorati e marmi pregiati, e una fascia ampia del bianco. Semplificando. Ma forse - aggiunge - Invece di stare a discuter eogni due anni di tariffe, bisognerebbe parlare di riqualificare la trasformazione al piano attraverso i designers e nuovi sistemi di lavorazione, riicreando posti di lavoro. In associazione ne parliamo: inviteremo importanti creativi per vedere cosa si può fare col marmo, dandogli un valore aggiunto molto alto, per lavorarlo a Carrara». Grassi (Lega cooperative): silenzio. Chiara Grassi della Lega cooperative è abbottonata e non replica alla maggioranza politica che governa la città: «Aspettiamo che il sindaco martedì ci dica ufficialmente la risposta. Poi valuteremo». Chiappini (Cna): clima pessimo. Antonio Chiappini di Cna: «No comment. C'è un pessimo clima. Le associasioni hanno preso una posizione, aspettiamo che il Comune ufficializzi cosa ha maturato rispetto alla nostra controproposta e poi ogni associazione farà una riflessione. La vedo un'ipotesi pericolosa per tutti quella dell'applicazione del regolamento». Cioè trattative fra Comune e singole aziende (e arbitrati). Papini (Confartigianato): noi vogliamo parlare anche di trasformazione e artigianato artistico. Attilio Papini: «Aspettiamo martedì che ci rispondano formalmente». Non sono piaciute le indiscrezioni e certi commenti usciti sulla stampa sulle due proposte tariffarie. «Stavano per non andare al tavolo. Ora aspettiamo martedì, diamo totale credito al tavolo del marmo, a cui Confartigianato attribuisce un valore che va oltre le tariffe e le fasce di cave, ma si estende alla lavorazione al piano e all'artigianato artistico. Insomma, - conclude Papini - quel tavolo ha obiettivi e orizzonti ampi ed è la sede del confronto dove tutti assieme ci possano cercare soluzioni. Anche in questa fase vorremmo provare a ipotizzare punti di avvicinamento. Bisogna uscire da questa palude».
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