Il Tirreno

«Ecco chi portava fin qui la droga»

Il tribunale di Pontremoli
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Il tribunale di Pontremoli

Operazione testarolo: entra nel vivo il processo per spaccio di sostanze stupefacenti, da Milano fino alla Lunigiana

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 PONTREMOLI. Operazione testarolo: entra nel vivo il processo per spaccio di droga che vede otto persone sul banco degli imputati, al termine di una complessa indagine che ha sgominato un maxi traffico di stupefacenti.  Si rifornivano di droga a Milano e poi la redistribuivano in Lunigiana, suddivisa in due mercati ben separati, in modo da non pestarsi i piedi. A spacciare hashish, marijuana e cocaina, nei pub e nei locali notturni della zona un gruppo di pusher, composto tra l'altro anche da 5 donne del posto. Nel luglio del 2009 i carabinieri di Pontremoli misero le manette a due clan multietnici composti da italiani, albanesi e marocchini. La chiamarono «Operazione testarolo». Furono 24 gli ordini di custodia cautelare allora emessi dal Gip del Tribunale di Massa (in manette anche un sottufficiale della Marina in servizio alla Spezia); 16 i denunciati a piede libero per associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, mentre furono 33, di età compresa tra 16 e 30 anni i segnalati come consumatori di droga.  Diciotto imputati hanno chiesto il patteggiamento. Altre otto persone sono state rinviate a giudizio: Fetau Eduard, albanese detto Eddy; Elfadili Badre, Nioi Giada (lunigianese), Vincenzo Facciolo (calabrese); El Manaouri Adil, El Arabaui Zituni, Ait Labyad Adil e Marir Rachid. Questi ultimi sono tutti marocchini, il Rachid venne arrestato in flagranza di reata, con 6 chili di hashish.  Ieri udienza stralcio in tribunale a Pontremoli. Dalle testimonianze di uno degli extracomunitari finiti sott'accusa è stato ricostruito il giro di droga: anche le tariffe di ogni dose di hascish e marijuana, rispettivamente 10 e 15 euro che veniva spacciata in tutta la Lunigiana. Sotto l'esame incalzante del pm Federico Manotti uno degli extracomunitari (che si trova tuttora in carcere a Massa) ha raccontato di essere finito in manette nel 2009 per essere stato trovato in possesso di una dose di cocaina del costo di 80 euro. Sotto interrogatorio ha fatto il nome di un certo «Eddy», di nazionalità albanese, quale responsabile del rifornimento di droga per la Lunigiana. S.M.

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