Sicurezza
Colonie, censimento del Ministero
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COLONIE. Sopra uno scorcio della Ettore Motta a destra la TurimarIndividuati 60 edifici da tutelare: sono un patrimonio
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MASSA. Una cosa è chiara: lo snodo nella questione "piano strutturale" sono le colonie. Gioielli architettonici e business: volumi enormi a due passi dal mare. E su quel patrimonio artistico ha puntato gli occhi anche la direzione regionale per i beni culturali, lo strumento operativo del Ministero sul territorio. La direzione, da cui dipendono le Soprintendenze, ha scritto una nota, datata 7 febbraio 2011, in cui annuncia che è «in corso una catalogazione di tutti gli immobili afferenti alla categoria colonie». Perché - questa è la vera notizia - per il Ministero ce ne sono addirittura sessanta. L'universo delle colonie. E forse la stima è a ribasso. Perché la direzione regionale precisa che «sessanta sono quelle di cui si conoscono il nome e la collocazione (alcune di queste andate perdute), ma aggiunge che «le verifiche attualmente in corso lasciano presupporre che tale stima sia da considerarsi inferiore al numero reale». Tantissime, quindi, da Ronchi (una delle prime realizzate è l'orfanotrofio femminile del Sacro Cuore) a Partaccia. E lo scopo del censimento - definiamolo così - è quello di «avviare una più efficace e mirata azione di tutela di questo patrimonio». Insomma, le colonie sono molte di più di quelle che i massesi conoscono, non solo le architetture razionaliste volute dal fascismo o da imprenditori segnati dalla cultura del paternalismo industriale, per accogliere i figli degli operai. Perché sul nostro litorale le colonie compaiono nei primissimi anni del'900. «Opere di interesse culturale» La nota della direzione è redatta in risposta ad un cittadino che segnala «concreti ed imminenti rischi connessi alla trasformazione degli immobili», ma l'interesse del Ministero, a quanto pare, non è puramente formale. Visto che gli uffici fiorentini (quelli della direzione regionale, appunto) hanno tradotto la volontà di tutela con veri e propri atti: decreti in cui «si esplicita l'interesse culturale». Nella nota del 7 febbraio si precisa che due di quei decreti sono già in via di notifica e riguardano la colonia Marchetti e il Centro Santa Maria delle Pinete. Il primo edificio, di proprietà dell'Opera Pia Sacro Cuore, davanti all'Ugo Pisa, in via delle Pinete, ospita l'Aias. L'altro edificio, accoglie, invece, la Don Gnocchi. Due architetture di interesse culturale secondo la direzione regionale. E del resto, stabili che hanno rivestito fino ad ora un'utilità sociale. Ma gli uffici del Ministero vanno oltre e chiariscono, in relazione alle colonie oggetto di decreto, che «è fondamantale la conservazione del legame tra i grandi complessi delle colonie e il territorio circostante, oltre che il valore del singolo bene in sè». Colonie e massesi. A dire il vero, la rilevanza di quegli edifici è riconosciuta anche in relazione al loro contributo nella definizione dell'identità collettiva. «Gli edifici delle colonie - si legge nella nota - sono fortemente riconosciuti da una parte di popolazione come un patrimonio identitario della zona». Insomma, un bene collettivo e un simbolo di "massesità". Nella nota si ricorda che «tutta l'area del litorale è sottoposta a tutela paesaggistica, tuttavia - e si evidenzia un caso specifico - agli inhizi degli anni' 90 il complesso delle suore della Divina Provvidenza, sorto intorno agli anni' 20, ad uso colonia per religiosi, è stato demolito per essere sostituito da un centro residenziale». Poi una importante precisazione:«agli atti... non risultano ad oggi presentate istanze finalizzate alla realizzazione di interventi si trasformazione in residenze degli edifici». Certo le colonie, nello stato di abbandono in cui versano, non sono davvero monumeto al passato nè all'identità della città. La vera sfida si gioca, quindi, sulla loro valorizzazione.
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