Il dolore
Case alle colonie, Pucci contro tutti
Chiara Sillicani
Il sindaco attacca Provincia e Regione: il loro è un "no" politico
4 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Per il sindaco Pucci le case nelle ex colonie e le ville a Ronchi sono strumento di valorizzazione del litorale. Per la Provincia sono una colata di cemento. Un diverso punto di vista sulla pianificazione, certo, ma anche qualcosa di più. Perché attraverso il piano strutturale passa una battaglia politica che si traduce nel testa a testa tra Pucci, da una parte, e Palazzo ducale e la Regione, tutte e due guidate dal Pd, dall'altra. Il casus belli è, appunto, un documento tecnico - anticipato ieri dal Tirreno nelle sue motivazioni essenziali - in cui la Provincia parla a chiare lettere: il piano strutturale del comune di Massa non è compatibile con quello definito da Palazzo ducale. E quell'incompatibilità riguarda aspetti cruciali: le ville che dovrebbero sorgere tra il verde di Ronchi e Poveromo (con una previsione - denuncia la Provincia - che è due volte e mezzo quella del vecchio piano regolatore) e gli appartamenti nelle ex colonie. Previsioni che danno spazio a troppo cemento non garantendo «la peculiarità delle aree interessate». Scontro politico. Sul documento dei tecnici oggi è chiamata a esprimersi la giunta guidata da Angeli, poi la palla - e quella sarà la partita più importante - arriverà nelle mani della Regione che dovrà ratificare la decisione dell'amministrazione provinciale. Il sindaco però non ci sta a recitare la parte della comparsa: convoca una conferenza stampa, annuncia di non aver ricevuto comunicazioni nè dalla Provincia nè della Regione e chiarisce che lui non vuole certo «farsi mettere i piedi in testa neanche - aggiunge con forza - per vie traverse. L'ultima parola spetta al Comune». Perché secondo Pucci tutto si gioca sul piano politico, un tentativo - fa capire - di isolarlo: «Questa è un'operazione teleguidata, usciamo da un'amministrazione che non ha fatto nulla e si vorrebbe che anche questa non facesse nulla». Insomma, per Pucci il tentativo è quello di evitare le scelte, di lasciare la città nella totale assenza di decisionismo. E il dito è tacitamente puntato contro il Pd. Pucci contro tutti. Il sindaco ne ha davvero per tutti: «Né dalla Regione né dalla Provincia abbiamo avuto comunicazioni. Dopo l'approvazione del piano in consiglio non siamo stati coinvolti. E questo è un dato rilevante. Ci sta che qualcosa non sia risultato chiaro, eppure non siamo mai stati chiamati». Non un dettaglio per Pucci che parla di «scivolone da parte di chi si occupa di pianificazione in Provincia e in Regione». Riva dei Ronchi: attacco alla Regione. E proprio quando disegna il rapporto con Firenze, Pucci affila la spada. Soprattutto parlando di uno dei temi più caldi: Riva dei Ronchi. Tanto da ricordare l'arrivo di un «commissario regionale ad acta negli anni '90 per dare la concessione a costruire. Adesso - ecco la stoccata più forte - qualcuno vuole l'ecomostro, ma io lì le mani non ce le metto». Il Pucci-pensiero va oltre: io volevo trattare, con il mandato del consiglio, ridurre la volumetria totale, far costruire meno appartamenti, ma più grandi, qualcuno, invece, l'ecomostro - questa la parola che usa - lo vuole. E quale sarebbe la prova? Beh, secondo il sindaco proprio il comportamento di Firenze: «L'ufficio legale della Regione ci ha spiegato che la società ha diritto a edificare. Ha acquistato le aree e speso 30 milioni. Se ha un diritto, non possiamo negarglielo, altrimenti potrebbe intentare causa e chiedere un risarcimento così grande da costringere Palazzo civico alla bancarotta. Per questo ho proposto di trattare». Il consiglio gliene ha dato mandato, a una condizione però: che sentisse anche la Regione. «Le ho chiesto di esprimersi ad agosto 2010, ma nulla. A gennaio ho richiesto informazioni e mi è stato detto che era stata persa la documentazione, è stata riconsegnata, ma nessuno mi ha detto una parola». La conclusione? «C'è chi vuole l'ecomostro». Un attacco diretto alla Regione. Rafforzato dalle parole di Pucci sul "no" alle ville a Ronchi: «Abbiamo semplicemente riproposto quanto deciso nel 2006 a cui la Regione aveva già dato il via libera, ora si rimangia la sua decisione?». La Provincia e le colonie. E non è finita perché il sindaco ha da dire la sua anche sulla posizione di Palazzo ducale in merito alle colonie. Si affida agli atti, cita l'articolo 35 del Ptc (piano provinciale) in cui si parla di «riorganizzare le funzioni residenziali e dei servizi turistici, attraverso il recupero del patrimonio edilizio esistente, in particolare quello dell colonie marine». Insomma, nessuna incompatibilità secondo Pucci: «Oltretutto mentre il piano strutturale (quello del Comune) è stato approvato secondo la normativa più recente, quello di Palazzo ducale invece in base alla vecchia legge». Poi ribadisce che «legata alla costruzione di alberghi nelle colonie c'è una premialità del 25%». Insomma: fai un hotel e puoi fare anche case, pari al 25% («massimo» sottolinea Pucci) della volumetria. Poco secondo il primo cittadino che porta ad esempio le colonie di Pisa a Calambrone (50% alberghi, 50% residenziale). Vero però che l'appetibilità della aree è diversa, visto che in terra apuana le colonie sono gioielli a due passi dal mare. Insomma, Pucci è convinto che se qualcuno dice no al piano strutturale e chiede una commissione paritetica per trovare la mediazione è per motivi politici. Un modo per isolarlo e metterlo in condizioni di non avere carte da giocare. Soprattutto in vista della prossima tornata elettorale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
