Il Tirreno

Ripristino ambientale. Nei piazzali e all’interno dei vecchi capannoni industriali risultano stoccati materiali inquinanti come eternit e pneumatici

Alla scoperta dei rifiuti sepolti nella ex Cjmeco

Gianluca Uberti
Veduta della ex Cjmeco e sotto il sindaco Simoncini
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Veduta della ex Cjmeco e sotto il sindaco Simoncini

Dalla Regione arrivano 110mila euro per sondare la mega discarica alle porte di Pallerone

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 AULLA. Chissà se all'uomo della strada è mai interessato della Cjmeco, la mega discarica a cielo aperto che si staglia, con le sue decine di migliaia di tonnellate di rifiuti, alle porte di Pallerone. Magari nella frazione aullese a qualcuno può ancora interessare, ma, come è noto, quando un problema è a casa di altri e all'apparenza chiuso, le luci della ribalta si spengono in fretta.  Chiuso soltanto all'apparenza, poiché la Regione Toscana ha stanziato 110mila euro, su richiesta della giunta comunale guidata dal sindaco Roberto Simoncini, per eseguire attività di indagine preliminare sui rifiuti presenti nell'area, attività propedeutiche alla rimozione dei rifiuti e al ripristino ambientale della ex Cjmeco.  Stupisce non poco che dopo oltre dieci anni non si sappia ancora, con precisione, che cosa c'è sopra e sotto la ex Cjmeco e che, soprattutto, si debba ancora parlare di criticità ambientali, ma la faccenda sta proprio così.  «Nell'area ex Cjmeco - si può leggere nella deliberazione di giunta comunale n. 181 del 30 dicembre scorso - risultano stoccati rifiuti costituiti, in prevalenza, da carta, cartone, materie plastiche, fibre sintetiche, pneumatici, sia all'interno dei capannoni industriali sia nelle aree esterne (piazzali, vie di circolazione interne, aree verdi); come noto dalla documentazione esistente, già a partire dal 2000, i vari organi di controllo competenti, Asl, Arpat, ecc., hanno evidenziato la possibilità di un inquinamento delle matrici ambientali, causato dalla presenza di rifiuti stoccati in modo incontrollato all'interno dell'area e derivanti dalle attività di trattamento effettuate dalla società Cjmeco; in relazione a tale situazione emergono, quindi, criticità ambientali legate a tipologia di rifiuti e modalità di stoccaggio degli stessi».  Criticità ambientali che si traducono in possibile formazione di percolato determinato dalle piogge, con potenziale contaminazione del suolo, del sottosuolo, delle acque sotterranee e di quelle superficiali dei torrenti Torchio e Bardine, e in possibile innesco di fenomeni di autocombustione, con potenziale estensione dell'incendio anche alle aree boscate esterne alla ex Cjmeco.  «Pertanto - si legge ancora nella deliberazione di giunta - è necessaria l'attivazione di un tempestivo piano operativo finalizzato ad eliminare le criticità ambientali», partendo dallo sfalcio delle aree interessate dalla presenza di rifiuti nelle aree esterne ai capannoni industriali, dal rilievo plano-altimetrico e volumetrico dei cumuli di rifiuti abbancati e dei fabbricati interessati dalla presenza di rifiuti, dal censimento e valutazione volumetrica delle varie tipologie di rifiuto, dal campionamento per successiva classificazione chimica dei rifiuti, dal censimento di eventuali ulteriori potenziali sorgenti di contaminazione derivanti dalla presenza di rifiuti (accumuli di percolato) e diverse dai rifiuti (vecchie linee di produzione).  Ricordiamo che la ex Cjmeco è una mega discarica da 50mila tonnellate (per alcuni 70mila), dove si trovano «rifiuti speciali, in gran parte costituiti da plastica e da materiali cartacei, tettoie in eternit e tubazioni in fibra di amianto, in gran parte sfilacciate, con evidente dispersione di sostanze tossiche, mentre le ampie aree boschive che circondano lo stabilimento rendono concreto il pericolo di incendi».  Così si esprimevano, in un'interpellanza parlamentare del 5 novembre 2003, gli allora parlamentari Egidio Banti e Gloria Buffo, i quali accanto alla parola "discarica" scrivevano "disastro ambientale".  Un rebus, quello della natura dei rifiuti nell'area ex Cjmeco, che potrebbe essere risolto a breve.

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