Finanza
IL PUNTO
Il Comune ha gli strumenti per imporsi
Massimo Braglia
2 MINUTI DI LETTURA
Lo scandalo della forfettizzazione dei detriti (anno di disgrazia 1993); le terre "trans", cioè detriti bianchi travestiti da terre per pagare di meno; il mezzo secolo e più passato dalla legge mineraria all'approvazione del regolamento degli agri marmiferi. E ancora, i canoni irrisori versati fino a una quindicina d'anni fa, le decine di ricorsi depositate dagli imprenditori. Sono decenni che scriviamo di certi argomenti, nella sua sintesi Report ha ribadito alcune delle storture più evidenti: come le tariffe veramente incredibili rispetto al valore del marmo escavato, e l'assurdità di alcuni autotrasportatori nel voler insistere nel non rendere stagni i cassoni o nel non volerli coprire. A seguire in Tv Report, come diciamo a parte, domenica sera sono stati tre milioni e 160mila spettatori, il triplo preciso della tappa del Giro d'Italia dell'anno scorso (incollati al video c'erano un milione e 380mila spettatori). Il punto chiave, secondo noi, è sempre uno. Va bene insistere con le trattative a oltranza, gli imprenditori del lapideo non sono nemici ma operatori economici importanti. Però a tutto ci deve essere un limite. La sentenza della Corte Costituzionale del 1995, se applicata, esclude qualsiasi possibilità di ricorso per i concessionari. Quindi: siccome le concessioni sono onerose e temporanee, il Comune ha il diritto-dovere di farsi pagare un canone di concessione. Punto. Il problema è che le concessioni rilasciate secondo i nuovi parametri sono una dozzina su ottanta cave attive: è questo il vero problema, è urgente rinnovarle. Il sindaco ha assicurato di avere in mano lo screening con tutti i valori dei marmi escavati in ogni singola cava: un canone equo, per un bene di proprietà pubblica (perché tali sono gli agri marmiferi), può essere il 5, il 7, 10%? Questo lo lasciamo valutare al Comune. Ma con il 5%, una tonnellata di statuario che non è venduta per meno di 2mila euro dovrebbe pagare 100 euro di canone. Alcuni concessionari storici, prima del divieto di subaffitto instaurato dal regolamento degli agri marmiferi, chiedevano ai subaffittuari fino al 14% del valore dell'escavato (il settimo), e non si facevano particolari scrupoli. Perché il Comune dovrebbe farsene?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google