Il Tirreno

Elio Fabrizi del Bar Arlecchino lancia accuse all’amministrazione

Sos per il commercio

Una parte del centro storico di Carrara
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Una parte del centro storico di Carrara

«Manca un piano comunale per il futuro»

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 CARRARA. «Assisto l'attività della moglie commerciante in città dal 1955. La situazione del commercio è veramente drammatica ma quello che più mi sconforta è vedere la mancanza di piani, programmi di lunga durata, prospettive o visione strategica»: lo dice Elio Fabrizi del Bar Arlecchino.  «Non c'è un disegno atto a risollevare la situazione in cui versa la città e troppo spesso, le "iniezioni di fiducia" al commercio derivano dall'interesse degli stessi commercianti che si sono creati eventi, feste e hanno chiamato ballerini e acrobati per risuscitare una situazione che avrebbe invece bisogno di una bella "flebo di vitalità", che significa investimenti e attenzione costante da parte dell'amministrazione».  «Iniziamo dalla situazione Politeama: un cantiere aperto da diciotto anni che ha gravato sulla piazza in termini di afflusso (non essendoci più il teatro e il cinema, le attività di molti bar e pizzerie sono calate, giusto per fare un esempio) e che adesso fornisce un desolante biglietto da visita per chi in città ci arriva per la prima volta».  E aggiunge: «In una città dove la gente la devi tirare per i piedi perché venga a fare un giro o dello shopping, ci si ritrova con uno stato d'assedio di vigli e ausiliari della sosta che, scattati i 10 minuti di tolleranza, ti propinano un bel 38 euro di multa. Ora, va bene il posteggio a pagamento ma questo non può diventare un castigo divino; si guardi a Massa dove non ci sono ausiliari o a Marina e Avenza dove il posteggio è libero, insomma tutto questo non mi sembra congruo per la realtà che stiamo vivendo». Secondo Fabrizi, «se i proventi delle multe perché se alimentassero un fondo per la realizzazione di un posteggio sotterraneo multipiano forse il tutto avrebbe più senso».  Fabrizi, sul capitolo turismo, dice che chi arriva in città trova: «belle opere d'arte, nessun museo e qualche negozio, la maggior parte con tristi cartelli "affittasi" o "vendesi", pochi negozi di souvenir (perché sono tutti alle cave e anche qui si riapre l'annosa questione del perché i pullman che visitano le cave non siano obbligati a transitare in città). Non parliamo poi del turista che arriva la domenica d'estate. Tutto chiuso».  «Vogliamo far qualcosa perché le persone siano invogliate ad arrivarci e a restarci per almeno tre-quattro ore? Vogliamo alimentare il commercio con qualcosa di tipico? Vogliamo realizzare bandi, finanziare nuove attività? Non è questo quello che un'amministrazione pubblica dovrebbe fare?»  «Qual è il piano di commercio ad oggi, 2011, e per i prossimi tre o cinque anni?».

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