Finanza
Tantissimi hanno sfruttato il condono ma non hanno mai pagato per avere la sanatoria
Abusi edilizi, ultimatum del Comune
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CONDONO. La città vista dallalto e il palazzo comunale Palazzo civico concede 90 giorni per mettersi in regola, poi scattano le multe
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MASSA. Adesso il Comune non aspetta più. Adesso non è più disponibile a rimandare: chi ha fatto richiesta di condono negli anni scorsi, ma non ha mai sborsato i soldi per ottenere la sanatoria, deve decidersi. O paga e chiude definitivamente la pratica o rischia. Palazzo civico arriva all'aut aut, concede ancora 90 giorni dopodiché attiverà tutte le procedure del caso. Scatteranno le sanzioni e - in ultima istanza - anche l'abbattimento delle opere abusive. Quei tre condoni. Tutto comicia, appunto, con un condono. Il Governo dà il via libera al primo nel 1985, segue quello del 1994 e poi, dieci anni dopo, arriva l'ultimo. Chi ha fatto un abuso si fa avanti e inoltra richiesta di sanatoria. Deve, però, pagare. Spesso si tratta di abusi contenuti, non case sorte dal nulla, ma muretti alzati per delimitare la proprietà, abitazioni che si alzano di qualche metro per ricavare un'ampia soffitta. Qualcuno chiama i muratori e - senza permesso alla mano - si fa costruire una pensilina. Così, se piove, la macchina è al sicuro. Quando arriva il condono, si delinea una possibilità: rientrare a pieno titolo nelle regole. Chiaramente dietro pagamento. Il risultato è doppio: abusi denunciati e sanati e soldi che entrano nella casse del Comune. Sano, ma non pago. C'è però chi fa tutte le pratiche, poi, quando si tratta di pagare, non mette mano al portafoglio. Risultato? La sua domanda è sospesa. Per anni. A complicare le cose arriva la crisi: qualcuno deve pagare 4, 5, 6mila euro, non spiccioli con i tempi che corrono. La procedura si interrompe e rimane nei cassetti degli uffici comunali. Adesso, il settore edilizia ha deciso di dare una svolta. L'ultimatum del Comune. Palazzo civico fa un passo verso i cittadini. Non "spedisce" i vigili a controllare e a sanzionare. Dà un'ultima opportunità: invia lettere in cui spiega che deve essere portata a completamento la pratica. Definisce anche un termine: 90 giorni. Tre mesi, quindi, per mettersi in regola, dopodiché scatteranno, controlli e sanzioni tra cui - la più grave - l'abbattimento. Un modo per mettersi al sicuro da spiacevoli inconvenienti anche in caso di vendita quando l'abuso - carte alla mano - risulterebbe nero su bianco. Non solo: chi ha iniziato la procedura, ha dichiarato di non aver seguito le regole. E tutti gli organi di controllo - Comune in primis - lo sanno bene. Diventa, quindi, prioritario chiudere la pratica. In una parola: pagare. Primi "assaggi". La scelta del Comune di "stringere la cinghia", dando però ai cittadini la possibilità di mettersi in regola, è contenuta nero su bianco in una delibera di giunta. E qualche provvedimento è già partito. Il dirigente all'edilizia Lamberto Menconi ha firmato alcune determine che riguardano sanzioni paesaggistiche. Altre, invece, prevedono l'apertura di procedure per l'abbattimento di opere abusive. Proprio per mancato rispetto dei vincoli. Meglio non correre il rischio, quindi, e mettersi in regola.
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