Proteste
Gli extracomunitari hanno pagato per inoltrare le domande di regolarizzazione in prefettura
Truffa immigrati, no ai permessi
La procura non può considerarli collaboratori di giustizia
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MASSA. L'inchiesta sulla truffa dei permessi di soggiorno per colf e badandi procede. A rilento, molto a rilento. Non è ferma, ma poco ci manca. La chiusura è ancora lontana, insomma. Anche se una cosa è certa: nessun permesso agli immigrati che avevano cercato la scorciatoia dell'agenzia per avere il documento. Motivo? Non hanno i requisiti per poterlo richiedere. Non hanno i requisiti perché secondo gli inquirenti sapevano di percorrere una strada illegale per ottenere il permesso: hanno pagato per avere un permesso per un lavoro che non avevano mai fatto e che non avrebbero mai fatto. E in effetti basta guardarli i ragazzi che protestano: nessuno di loro ha l'aria del domestico o del badante. Difficile perfino considerarli parte offesa, nel senso che non sono proprio stati raggirati. O meglio il raggiro c'è ma sapevano che la loro pratica non era del tutto lecita e per questo avevano pagato - dai millecinquecento ai tremila euro - per ottenere la tanto agognata regolarizzazione. L'esempio più lampante di uno straniero che ottiene il permesso di soggiorno perché ha collaborato con la giustizia è quello delle prostitute che per uscire dal giro denunciano i loro aguzzini, permettono alla giustizia di idagare e di condannare questi criminali e soprattutto escono dal giro. In questo caso il permesso di soggiorno è sacrosanto. Nel caso degli immigrati truffati invece tutto questo non si riscontra, anzi come detto la loro posizione è borderline, anche se nessuno pensa di addossargli parte delle responsabilità del raggiro. Chi ne esce è la prefettura che dopo minuziosi riscontri degli inquirenti è risutata essere vittima della truffa. Ovvero: nessun dipendente del palazzo del governo ha approfittato della sua posizione per inoltrare le domande dei clandestini. Questo avveniva in automatico. Anzi, è stata proprio la prefettura a segnalare l'anomalia di richieste di regolarizzazione e ad attivare l'indagine di polizia e della procura. Sia il sostituto procuratore Rossella Soffio, sia il capo della squadra mobile, Antonio Dulvi Corcione, comunque non hanno intenzione di mollare la presa. Soltanto che in questo momento ci sono indagini che hanno la priorità e gli uomini a disposizione non sono illimitati. Per ora sono tre le persone su cui si sta indagando: i titolari dell'agenzia che procacciava i posti fittizi di colf e badante e un intermediario che indirizzava gli extracomunitari all'agenzia garantendo - dietro compenso - il rilascio del permesso di soggiorno senza alcun problema. Gli nimmigrati martedì scorso sono andati in consiglio comunale a manifestare vtutto il loro malessere. Perché nonostante tutto loro i contributi all'Inps li pagano regolarmente: «Vogliamo soltanto il rispetto dei nostri diritti».
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