Il Tirreno

«Ho detto io di aver dato una coltellata»

Davide Tenerani
◗
Davide Tenerani

Ammissione choc di Davide Tenerani: ecco perché resta in carcere il giovane surfista

4 MINUTI DI LETTURA





 CARRARA. «Ho detto ai miei amici di aver dato una coltellata»: è questa ammissione, direttamente di Davide Tenerani, uno degli elementi cardine su cui si basa la decisione del tribunale del riesame di respingere la richiesta di scarcerazione del giovane carrarese, arrestato il giorno successivo all'omicidio di Jonathan esposito davanti al circolo Shake di Spezia.  Quattro pagine in cui i tre giudici spiegano perché, a loro avviso, non si può parlare di legittima difesa e perché Davide Tenerani deve restare in carcere.  Innanzitutto, i giudici partono dall'udienza di convalida del fermo: qui, Tenerani ammette di essere stato coinvolto nello scontro con esposito e, soprattutto - fa notare il tribunale del riesame - di avere detto ai suoi amici di scappare perché aveva dato una coltellata a qualcuno e di averli invitati a spegnere i cellulari. Ammette inoltre di aver gettato via il coltello e conferma di aver consegnato ivestiti ad Alessio Calendi perché li portasse a sua nonna.  Queste ammissioni - si specifica nella sentenza del riesame - concordano con quanto dichiarato dalle persone presenti alla rissa e dai compagni di viaggio di ritorno a Carrara di Tenerani (quindi Gabriele Alibani, Alessio Calendi, Luca Bogazzi e, in quel momento sull'auto, Virginia Battistini, la ragazza di Mario Solinas che dopo poco scende). Il quadro che emerge - ricostruiscono i giudici genovesi - è che la colluttazione cominciò tra lui ed Esposito (per iniziativa, a quanto sembra, di quest'ultimo, al quale era stato detto che un ragazzo di Spezia era stato preso a calci da uno di Carrara) e continuò tra i due anche quando ad essi si uniscono altre persone».  Nel corso della rissa emerge che Tenerani aveva un coltello (lo dichiarano gli amici di Tenerani, e lo ammette lui stesso, sostenendo di avere strappato il coltello da un altro contendente).  I giudici ritengono che sia possibile che Tenerani avesse già il coltello a serramanico con sé quando venne aggredito da Esposito, o anche (benché questa circostanza appaia «effettivamente improbabile, dal momento che l'indagato aveva un braccio ingessato e quindi non molta possibilità di strappare un oggetto dalle mani altrui») che, come lui sostiene, lo abbia preso ad un altro.  Pertanto, a fronte di tali dichiarazioni ed ammissioni, secondo il tribunale «non vi è alcun elemento che induca a ritenere (o anche soltanto ad ipotizzare) che sia stata una persona diversa da Tenerani a colpire Esposito.  Perché non fu legittima difesa. C'è poi un capitoletto in cui i giudici escludono, allo stato degli atti, l'ipotesi della legittima difesa: pur tenendo conto del comportamento aggressivo di Esposito - così ne parla l'amico Edward Richieri, arrivato con Jonathan allo Shake - «non vi è proporzione tra la minaccia rappresentata da tale comportamento e la coltellata al cuore sferratagli da Tenerani, a ciò aggiungendosi che questi poteva agevolmente sottrarsi con la fuga ai pugni di Esposito, come ha poi fatto quando ancora Esposito era in piedi e in grado di colpirlo e vi erano intorno a loro altri partecipanti alla rissa».  Come noto, ad oggi manca ancora l'esito dell'autopsia. L'autopsia è importante per capire l'effettiva profondità della ferita e quindi la violenza con cui è stata sferrata la coltellata alla vittima. Ma secondo il tribunale del riesame, della gravità dei fatto Tenerani «era certamente consapevole quando (pur non avendo visto Esposito cadere a terra) disse ai suoi amici di scappare perché aveva dato una coltellata e fece loro spegnere i cellulari».  Perché deve restare in carcere. Nonostante Davide Tenerani sia incensurato, secondo il tribunale del riesame sussiste «il pericolo di commissione di delitti con l'uso di armi o di altri mezzi di violenza personale». Questo perché «Tenerani è evidentemente soggetto che non esita a rispondere all'aggressività altrui con la violenza e a ricorrere a mezzi in grado di causare (e che purtroppo hanno qui causato) la morte e ciò trova ulteriore conferma nel sequestro sulla sua auto di una sorta di mazza ferrata costruita artigiarialmente; la sua condotta, consistita nel gettare l'arma dal finestrino e nell'imporre ai compagni di spegnere i cellulari, rivela inoltre una sua fredda lucidità e il suo ascendente nei confronti dei ragazzi che erano con lui, ascendente del quale potrebbe, se lasciato libero, valersi al fine di ottenere deposizioni di comodo».  Ora la difesa potrà appellare questa decisione in Cassazione; cosa che probabilmente verrà fatta quando sarà disponibile l'autopsia. M.B.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini