Il Tirreno

Cade un soppalco, paura in chiesa a S. Terenzo

Marco Landini
Il vescovo monsignor Santucci il primo ad accorrere
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Il vescovo monsignor Santucci il primo ad accorrere

Sfiorate le tre donne che si occupano del luogo sacro, preoccupato il vescovo

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 SAN TERENZO MONTI. Paura all'interno della più antica chiesa della Lunigiana a causa caduta del soppalco dell'altare maggiore che per poco non colpisce in pieno le tre pie donne che si occupano del luogo sacro.  L'opera d'arte purtroppo è rimasta seriamente danneggiata. La parte del ciborio in legno, la struttura architettonica che sovrasta l'altare maggiore, che esperti fanno risalire al '600, è precipitato da un'altezza di dieci metri. E nella sua caduta il pregiato e pesante pezzo di soppalco ha travolto alcuni pesanti lampadari, materiale che è precipitato sul pavimento dell'altare proprio pochi istanti dopo che le tre pie donne del paese, che a turno si occupano delle pulizie della chiesa, si erano spostate dopo aver finito di pulire gli scalino dell'altare.  Insomma per loro, per fortuna, c'è stato solo un grande spavento.  L'antico cimelio invece è rimasto seriamente danneggiato a seguito del forte impatto col pavimento e non sarà facile poterlo restaurare.  A rendersi conto dell'accaduto è arrivato nella chiesa di San Terenzo il vescovo diocesano Monsignor Giovanni Santucci assieme ad un'esperta restauratrice di opere d'arte. «La chiesa di San Terenzo assieme alla canonica costituiscono - ha riferito Monsignor Santucci - un complesso artistico e architettonico di valore inestimabile e noi faremo di tutto assieme alla popolazione per preservarlo nel migliore dei modi per le future generazioni».  La chiesa, dedicata a San Terenzo, infatti è in assoluto la più antica di tutta la Lunigiana. Risale al 728. Le opere di realizzazione iniziarono in epoca Longobarda.  Al suo interno tra l'altro trova spazio un pregevole trittico imputato al Sansovino, un battistero del '400 e rarissime sculture in arenaria presenti sull'abside risalenti al periodo longobardo che, solo pochi anni fa, furono oggetto di una quasi sollevazione popolare che ne scongiurò il prelievo per destinarle al Museo Diocesano di Pontremoli.

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