Il dolore
«Video hard? Mai avuta una telecamera»
Chiara Sillicani
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NONNI HARD. Ieri in aula i testi della difesa dei due nonni I nonni a luci rosse si difendono: non sappiamo usare neanche il cellulare
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MASSA. L'accusa è pesante: corruzione di minore. E lo è ancora di più perché quel minore è il loro nipotino costretto - questa la tesi del pubblico ministero - a riprendere i nonni duranti i loro giochi hard. Una storia delicata e non solo perché il protagonista è un bimbo di 8 anni, ma anche perché quel bambino ha vissuto - nell'udienza di ieri è emerso con chiarezza - l'esperienza di una separazione dolorosa, i conflitti tra i genitori, e ora la battaglia legale. Ieri è stato il giorno della difesa, quello in cui l'avvocato Enzo Frediani ha tentato di smontare la tesi dell'accusa per dimostrare che quei nonni non hanno una telecamere nè la saprebbero usare. Dunque non avrebbero potuto farsi riprendere dal nipote in atteggiamenti spinti. I nonni hanno raccontato la loro versione dei fatti, hanno spiegato di non avere alcuna familiarità con la tecnologia. E se il nonno si è limitato a ribadire la sua totale incapacità ad "armeggiare" con telefoni o telecamere, la nonna si è lasciata andare ripercorrendo la sua vita. Si è descritta come una donna dedita alla famiglia e ai figli che mai avrebbe concepito una cosa come quella che le viene contestata. Non solo, ha spiegato di offrire la sua collaborazione, come volontaria, in un asilo e di essersi conquistata la fiducia di tutti. La difesa ha giocato tutte le sue armi e ha puntato su testimonianze forti a conferma delle parole dei nonni. L'asso nella manica è una nuora che dichiara di avere «massima fiducia nei suoceri e di affidarle serenamente la figlia di 6 anni». A testimoniare anche l'ex moglie del padre del bambino che racconta di avere vissuto alcuni mesi in casa con i suoceri e di non aver mai notato comportamenti strani: «Mai visti atteggiamenti sconci, erano piuttosto persone pudiche». È proprio quella teste a sottolineare anche un secondo elemento su cui sono imperniate le tesi della difesa: quello dell'attendibilità del bambino. La donna racconta che il piccolo «per fare tutti contenti, capitava dicesse qualche bugia». La questione dell'attendibilità è stata ieri uno degli elementi su cui Enzo Frediani ha imperniato la sua tesi difensiva, anche in relazione alle dichiarazioni di una consulente di parte. Secondo quella consulente, infatti, sarebbero evidenti alcune criticità nell'incidente probatorio. L'incidente probatorio è, per così dire, una sorta di parentesi nella fase di indagine in cui si costituiscono prove come in ambito dibattimentale. In quell'occasione il bimbo ha, infatti, confermato quanto aveva riferito alla maestra prima e alle assistenti sociali poi, ossia di aver ripreso i nonni con la telecamera mentre facevano l'amore. L'accusa sulla questione ha affilato le armi. Il Pm Alessandra Conforti e Riccardo Balatri, avvocato della mamma del piccolo (che si è costituita parte civile) hanno ricordato che la maestra ha riferito in aula il racconto del bambino, racconto confermato dalle assistenti sociali. Non solo, il pubblico ministero ha anche puntato il dito su una registrazione fatta dal padre del piccolo per cui adesso l'uomo è indagato. E quell'audio è stato anche al centro del controesame del babbo del bambino da parte del Pm e di Balatri. Per l'accusa la registrazione del bimbo, fatta dopo l'incidente probatorio, è stato un tentativo di pressione psicologica perché smentisse quanto raccontato. Il padre - questa la tesi dell'accusa- avrebbe registrato il bambino facendogli credere che non gli avrebbe più voluto bene se non avesse negato quanto detto sui nonni e il video hard. Tanto che, sull'accaduto, il Pm ha aperto un' indagine. Di altra opinione la difesa che considera quell'audio la dimostrazione della scarsa attendibilità del piccolo. Un processo davvero complesso, un'accusa pesante su due nonni e un bimbo, che comunque si concluda la vicenda nelle aule di tribunale, rimarrà segnato da rapporti familiari difficili e battaglie legali.
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