La manifestazione
Mascazzini arrestato per le discariche di Napoli
Gabriele Dini
L'ex-dirigente del ministero dell'Ambiente seguì i casi delle bonifiche per il porto e dell'ex-cava Viti
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MASSA.C'è un nome noto anche alle cronache apuane tra le persone coinvolte nell'inchiesta "Marea Nera". A Napoli è infatti finito in manette l'ex dirigente del ministero dell'Ambiente che seguì le bonifiche del Sin (e i problemi del nuovo porto turistico) e la riclassificazione di Cava Viti: questioni che in passato hanno sollevato grandissime polemiche. Gianfranco Mascazzini - che ha lasciato la carica al ministero nell'estate 2008 - è stato arrestato assieme ad altre 13 persone, tra le quali l'ex braccio destro di Guido Bertolaso Marta Di Gennaro e l'ex-prefetto Corrado Catenacci (tra i 38 indagati c'è anche Antonio Bassolino), nell'inchiesta denominata «Marea nera» e riguardante alcuni gravi reati ambientali legati allo smaltimento dei rifiuti in Campania. Al momento all'ex-dirigente del ministero sono stati concessi gli arresti domiciliari. L'ipotesi degli inquirenti - l'inchiesta è portata avanti dalla procura di Napoli - è che per risparmiare denaro e recuperare tempo il percolato prodotto nelle discariche e nei siti di stoccaggio temporanei della regione venisse portato nei sette depuratori lungo la costa tra Napoli e Caserta, inidonei a smaltirlo, finendo così sversato in mare senza alcun trattamento. Mascazzini è molto conosciuto anche nel territorio apuano. Fu lui infatti a condurre le trattative con politici e imprenditori locali per la delicata questione delle bonifiche delle falde acquifere legate al Sin e per la riclassificazione della discarica all'ex-cava Viti. Mascazzini fece da referente anche per le questioni legate al nuovo porto e al dragaggio delle sabbie ritenute inquinate che poi furono sversate a Livorno. Sul caso fu aperta un'inchiesta a metà 2010. L'ex-dirigente del ministero ha vigilato anche sulla spinosa questione dei fanghi dell'ex-Ilva Bagnoli che avrebbero dovuto essere portati a Piombino.
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