Finanza
Ultimatum degli operai Eaton
Gabriele Dini
La manifestazione è un'occasione per tornare a farsi sentire
2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Il silenzio fa paura agli operai della Eaton. La manifestazione di oggi proietterà ancora una volta la luce dei riflettori sul loro caso. Ma qui si parla di operai e non di attori. Per i 300 licenziati gli applausi e la solidarietà - anche se possono fare bene - non bastano: a loro serve il lavoro, quella strana cosa che porta il pane e la dignità. Per questo - come emerge sempre più spesso dalle assemblee degli operai - fa tanta paura il silenzio della Regione sui progetti di reindustrializzazione. Ma non c'è solo questo: da quando la Eaton ha rifiutato l'accordo sulla vendita delle aree confermando i licenziamenti, molti operai hanno iniziato a farsi vedere meno al presidio in fabbrica. E ora c'è chi teme che lo scoraggiamento possano compromettere 25 mesi di lotta. Sogni (e incubi) al carbonio. Il presidente della Regione Enrico Rossi ha promesso novità sui progetti di reindustrializzazione per i prossimi giorni. Ma l'angoscia provocata dalla mancanza di ogni tipo di informazione su ciò che sta accadendo realmente con i progetti Ital Carbon - che sarebbe appoggiato da un non meglio precisato gruppo tedesco - e Carbon Dream sta diventando insostenibile. E qualche malumore sta emergendo. Durante l'ultima assemblea in fabbrica i delegati delle Rsu e i rappresentanti dei sindacati hanno sottolineato il fallimento delle poltiche del lavoro e annunciato di voler chiedere agli amministratori locali interventi risolutivi per ridare speranza non solo agli operai della Eaton ma anche a tutte le persone - e sono migliaia - che negli ultimi anni hanno perso il lavoro. Da qui è partita la richiesta di arrivare a uno sciopero generale. Il conto alla rovescia. Per molti operai si avvicina il momento in cui spariranno anche le ultime fonti di reddito. A fine 2011 scadrà infatti la mobilità per tutti gli ex-lavoratori Eaton sotto i 40 anni. Ma non ci sono solo questi conti nella testa di chi da più di due anni sta lottando per difendere il lavoro. Il timore è quello di veder scemare la possibilità di mantenere in vita il presidio nella fabbrica occupata e di veder sparire tutti coloro che in altri momenti hanno dimostrato solidarietà. Per questo nel capannone vuoto usato come sala riunione echeggiano appelli all'impegno e all'unità. «Mollare ora significherebbe perdere tutto. E questo non lo vogliamo», hanno ribaduto i rappresentanti delle Rsu. Così gli operai oggi torneranno a marciare dopo oltre un mese di assenza dalle strade.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
