Il Tirreno

In una chiavetta usb scoperti i file di assegnazione dei lavori a una ditta scritti prima della gara

«Così truccavano gli appalti»

«Così truccavano gli appalti»

Al processo Iodice parla l'agente che ha seguito l'inchiesta sul carcere

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 MASSA. È stata un'udienza lunghissima per il sovrintendente della squadra Mobile Oreste Vietina, teste del processo sull'appaltopoli che vede alla sbarra il direttore del carcere Salvatore Iodice, il geometra Stefano Tendola e Salvatore Cantone. Quasi otto ore di domande e risposte di accusa e difesa. Vietina, che ha seguito l'indagine dall'inizio, ha risposto a tutto.  «Così truccavano le gare». Il sostituto procuratore ha fatto ripercorrere a Vietina i lunghi mesi di indagine della squadra mobile attorno agli appalti che venivano affidati alle ditte - quasi sempre la stessa, la Comies di Prospero Santacroce - con la procedura di somma urgenza. «È vero che risultavano aver partecipato alla gara cinque ditte - ha detto Vietina al sostituto procuratore Rossella Soffio -, ma è anche vero che nella rubrica delle Opere pubbliche gli unici numeri erano quelli di due società. E le altre ditte non risultano neppure essere state contattate. Invece con la Comies si registrano più chiamate prima e dopo l'assegnazione dei lavori».  La chiavetta di Tendola. È stata tirata in ballo due volte ieri in aula la chiavetta usb di proprietà del geometra Tendola (come ha ammesso lui stesso e come testimoniano alcuni file trovati al suo interno). Vietina ha raccontato cosa è stato trovato nella chiavetta grazie a una perizia informatica: «Due file temporanei creati perché c'è stata un'interruzione improvvisa testimoniano che il contratto d'appalto con l'offerta e la sua percentuale di ribasso erano stati scritti molto prima della reale chiusura della gara». E ad aggiudicarsi gli appalti era stato sempre Santacroce. Aspetto che rafforza l'accusa: la combriccola si metteva d'accordo per dare i lavori a chi voleva.  Intercettazioni e celle. Indagine tecnologica. Santacroce, Tendola e altri si ritrovano più volte in un paio di ristoranti della zona, guarda caso proprio nell'imminenza di una gara (o subito dopo l'assegnazione del lavoro). Paga sempre Santacroce, come testimoniano le fatture ritrovate dagli agenti della Mobile. «Lo abbiamo stabilito - ha detto Vietina - controllando le celle a cui erano agganciate le utenze telefoniche delle persone che stavamo controllando. Non solo, in alcune intercettazioni ambientali si riconoscono le voci delle persone che si trovano a tavola con l'imprenditore che ha vinto l'appalto».  Le telefonate. Il pm Soffio ne ha fatte sentire parecchie. Quasi tutte, secondo il sostituto procuratore, danno l'idea dell'andazzo che avevano creato gli imputati. Si danno appuntamenti, si chiariscono modalità. Qualcuna va anche oltre. Iodice per esempio chiacchierando con un dirigente delle opere pubbliche si lamenta con questo perché un magistrato ha negato il permesso a un detenuto condannato a trent'anni di carcere per aver ucciso la moglie: «Ha già fatto più di cinque anni, la legge lo prevede. Tra l'altro è una persona che non ha mai dato fastidio, poi dicono che sono troppo buono. Io non so come fare con questi magistrati».  La difesa. L'avvocato Riccardo Balatri è stato bravo a ottenere una cosa: Santacroce verrà interrogato nella prossima udienza (il 16 marzo), dopo cioè che l'imprenditore sarà in aula da imputato (il 24 febbraio) nello stralcio della stessa inchiesta. Il pm Soffio ha già chiesto il rinvio di quest'ultimo procedimento e quindi non potrà farlo di nuovo. Ma Balatri ha messo in difficoltà anche Vietina contestandogli alcune considerazioni che aveva fatto sui movimenti bancari del direttore del carcere.

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