Il Tirreno

«Sapevano di acquistare un residence»

Il residence Doria
◗
Il residence Doria

Il notaio Dalle Luche racconta al giudice come stipulava i contratti del Doria

3 MINUTI DI LETTURA





 MASSA. «Io quei contratti non solo li ho letti molto lentamente, ma alla fine ho fatto ai clienti un riepilogo dettagliato e ho chiesto loro se avevano capito tutto. È impossibile che non sapessero che quello che compravano non erano appartamenti». Parla il notaio Dario Dalle Luche, il professionista che ha curato la maggior parte delle compravendite della rta Doria.  Il professionista ha fatto segnare un punto a favore delle difese dei due imputati accusati di truffa e lottizzazione abusiva: Fabrizio Covini (avvocato Riccardo Balatri) e Massimo Fialdini (avvocato Alberto Rimmaudo). Perché il notaio è stato chiaro, non cadendo mai in contraddizione: «Faccio il notaio da 40 anni - ha detto al giudice Antonella Dragotto -, i contratti li leggo lentamente e poi faccio un riepilogo. È un atto articolato quello che riguarda le rta e nel contratto come si può leggere non si fa mai menzione di appartamenti. Tanto è vero che subito dopo la compravendita i clienti hanno firmato un altro documento che ufficializzava la loro adesione alla società che gestiva l'immobile. Avevano l'obbligo di firmare il secondo contratto perché era previsto nel primo». Balatri ha chiesto a Dalle Luche se Covini era presente ai rogiti: «Alla maggior parte dei rogiti, a tutti non credo». L'avvocato lo ha incalzato: ricorda se Covini ha detto ai clienti nel suo studio che la parte di rta riguardava i suoi immobili e non quelli che stava vendendo? «Non può averlo detto - ha replicato il professionista - perché altrimenti sarei intervenuto io, non si poteva dire una cosa del genere perché non era vera». Poi Balatri ha tirato in ballo un nome eccellente tra i compratori: Valdo Spini. E Dalle Luche è stato categorico: «Lo ricordo bene perché è l'unico che ho visto due volte prima della compravendita e poi perché mi ha chiamato decine di volte nel mio studio». Le chiamate avevano uno scopo ben preciso. «Voleva sapere se poteva chiedere delle detrazioni fiscali come prima casa - ricorda il notaio -. E io risposi la stessa cosa che dissi agli altri e cioè che si poteva fare ma che spettava al Comune decidere se accogliere o meno la domanda perché il residence era accatastato A2». Dalle Luche ha detto di non conoscere, se non di vista, il secondo imputato Fialdini: «Non sapevo neppure come si chiamava».  Balatri voleva far mettere agli atti una email ricevuta dal notaio e spedita da un agente immobiliare: l'agente in pratica smentisce quanto detto da un precedente testimone che aveva garantito che nessuno gli aveva detto che stava acquistando una residenza turistico alberghiera. Le parti civili però si sono opposte. Balatri invece ha messo a segno un colpo, depositando un certificato storico sulla destinazione urbanistica del terreno dove sorge il Doria. Il Comune dice che dal 1998 è zona residenziale satura. Non ci sono vincoli per gli edifici già esistenti, questo potrebbe far svanire l'accusa di lottizzazione abusiva.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze