Proteste
Vendesi casa in mezzo al torrente
Claudio Figaia
A poca distanza da Lavacchio, un caso emblematico di edificazione a rischio
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MASSA. Oggi, a due mesi e mezzo dalle tragedie di Lavacchio e Mirteto, il territorio massese è più sicuro di allora? No, la risposta è no. Il livello di rischio non è sceso: se si ripetessero quelle condizioni meteo, altre sciagure potrebbero arrivare. Tu pensi (auspichi) che dopo quelle tragedie sia partita una gigantesca opera di risanamento delle colline, di potenziamento dei controlli. Non è così: gli interventi ci sono, si stanno facendo, ma risorse e personale sono limitati. Mentre l'entità delle cose da fare è enorme. «Sì, è così - allargano le braccia Gianluca Brizzi, assessore ai Lavori Pubblici della Provincia e l'ingegner Giuliano Arrighi, dirigente del settore - noi la nostra parte la stiamo facendo: il ripristino della strada di Lavacchio, ad esempio, procede con il ritmo previsto, a fine mese la posa dei micropali sarà completata e i lavori terminati». Ma il problema non è (solo) il ripristino. Il problema è che il territorio massese è strapieno di situazioni a rischio. Come in via Frangola, sulla strada per Bergiola, proprio qualche curva più sotto rispetto al punto in cui è avvenuta la tragica frana di Lavacchio. Lì c'è un torrentello - Rotino, si chiama - che scende dalla collina, passa sotto il ponte della strada e... sparisce. Viene incanalato, tombato, per un certo tratto. Ebbene, sull'alveo senza più acqua sorgono una casa, tipo villa multifamiliare, una segheria ormai chiusa e, poco più avanti un cantiere per la costruzione di altre villette. Il corso d'acqua non c'è più, al suo posto cemento e costruzioni. Alcune di vecchia edificazione, come la segheria, altre addirittura in fase di completamento, come le villette a schiera. E se un giorno il Rotino dovesse esondare? «Non spetta a noi intervenire, ma se non è una situazione di pericolo quella...», commenta l'ingegner Arrighi. Situazione nota, quella delle case della Frangola. La famiglia Fornesi, che abita poco più sopra, in via Bergiola, da anni segnala terreni non puliti, edificazioni in zone a rischio della collina. In un esposto sul torrente Rotino inviato a Provincia, Comune e Corpo forestale i Fornesi hanno chiesto «come è stato possibile autorizzare lavori per nuove abitazioni così vicine all'argine senza prevedere che in casi di eventi metereologici anche non eccezionali potrebbe accadere una disgrazia?» Non risulta che gli enti "interrogati" abbiano risposto. Non il Comune, i cui uffici hanno concesso le autorizzazioni alla costruzione. «Si tratta di licenze chieste e rilasciate parecchi anni fa; evidentemente, allora, gli uffici non avevano riscontrato motivi per non concedere il diritto a edificare», dice Martina Nardi, vicesindaco e assessore all'Edilizia. Questo caso emblematico rimanda al problema delle responsabilità. Che sono del settore pubblico, ma anche del privato. La frana di Lavacchio, ad esempio, è avvenuta in un terreno di proprietà privata. Così come, spiega ancora l'ingegner Arrighi, il masso caduto sulla strada per Antona si è staccato da una zona, 40 metri più in alto appartenente a un privato. Chi deve rispondere dei danni, in questo caso? «L'unica soluzione - chiude l'assessore Brizzi - è fare prevenzione, che costa meno della ricostruzione. Anche per quella, però, occorrono tanti soldi».
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