Il Tirreno

Residence trasformati in appartamenti: al processo per la Argentina testimoniano le addette alla pulizia

«Dovevo dire: non c'è posto. Ma era tutto vuoto»

Il residence Argentina
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 MASSA. Si torna a parlare di residence trasformati in mini-appartamenti in tribunale. Stavolta non per il caso Doria, ma per quello dell"Argentina" di viale della Repubblica ai cui proprietari - Giacomo Moradei (difeso dall'avvocato Antonio Vaiani), Orfeo Baronti e Romano Pronti (tutelati dagli avvocati Alberto Rocca e Nicola Badiani) che si sono succeduti dal 1999 alla guida della scarl Argentina di Prato, viene contestato il reato di lottizzazione abusiva (ossia trasformazione della destinazione da turistico ricettiva a residenziale).  Ieri sono sfilati davanti al giudice del dibattimento Antonia Aracri, alcune lavoratrici della cooperativa "Ginevra" che svolgevano attività di pulizia all'interno della "Argentina".  La prima ad essere ascoltata è stata Loredana Arata, testimone che ha lavorato al residence come addetta alle pulizie e alla manutenzione. «Mi era stato detto - ha riferito al giudice Antonia Aracri, rispondendo alle domande del pm Alberto Dello Iacono - che la mattina, dopo aver fatto le pulizie nei luoghi comuni, avrei dovuto sedermi alla scrivania della reception per rispondere al telefono. E che se qualcuno avesse chiamato avrei dovuto dire che non c'era più posto. Ma non ha mai chiamato nessuno».  Simile la deposizione di Laura Costa, anche lei della coop Ginevra e addetta alle pulizie: «Ero operaia, pulivo le parti esterne, le scale, le parti comuni e mi occupavo del giardino, ma non dovevo pulire gli appartamenti. Nel residence ho visto alcune persone più spesso di altre».  Ascoltato anche il geometra Massimo Teani, consulente immobiliare, che ha riferito di aver effettuato - su incarico della società Argentina, l'accatastamento dell'immobile in questione che era stato censito, ha detto «nella categoria D2, albeghiera».  La prossima udienza è fissata per il 3 marzo.

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