Il Tirreno

«Salve le tasche dei massesi»

«Salve le tasche dei massesi»

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Adesso commercianti, balneari e albergatori devono pagare per tutte le pratiche. E a loro, chiaramente la cosa non va giù. A spiegare come stanno le cose è l'amministrazione. «Il documento sd Confcommercio - si legge in una nota - esprime il malessere di un settore. Le considerazioni nascono senza dubbio da uno stato di disagio di un ambito importante dell'economia.

È, però, opportuno esprimere alcune riflessioni. Fare i bilanci evitando di accrescere il debito e dovendo sopportare tagli ai trasferimenti da Stato e Regione per oltre 3 milioni, è molto difficile. Le possibilità di manovra sul versante delle entrate sono limitate - prosegue la nota - visto che, in attesa del federalismo, le voci su cui è possibile intervenire sono Tarsu, tariffe sui servizi a domanda individuale e diritti di segreteria. L' amministrazione ha deciso di non aumentare né la Tarsu, che avrebbe colpito tutti i cittadini e tutte le imprese, né le tariffe relative ai servizi. Non si è messo mano neppure ai canoni, fatta eccezione per quello del marmo. Si è fatta la scelta di contenere al massimo gli interventi sul versante fiscale; il bilancio di previsione in questo senso parla chiaro, le maggiori entrate previste da quelli che vengono definiti "balzelli" assomma a poco più di 50mila euro, non si tratta di un salasso. Mettere mano ad una manovra sulla Tarsu - prosegue l'amministrazione - avrebbe comportato un sacrificio per le tasche dei massesi ben più ampio, comprese quelle del settore commerciale. Peraltro dal 2008 il regolamento Tarsu contempla sgravi per le nuove attività in centro e nelle aree disagiate. Un'amministrazione deve avere a cuore l'interesse collettivo e cercare di costruire un bilancio che sia di tutti e non solo di parti, pur molto importanti, della collettività. Del resto che i tempi siano difficili e che l'impegno ad affrontarli sia massimo emerge dai principi ispiratori del bilancio di previsione. Per non aumentare il carico fiscale è stata prevista una riduzione della spesa corrente improduttiva di quasi 3 milioni, continuando anche nell'azione di contenimento della spesa per interessi che ha consentito di liberare risorse per quasi 4 milioni in meno di tre anni. L'indebitamento oneroso si è limitato nel 2010 al minimo storico di 1,7 milioni di euro.

Dunque, la strada seguita è quella della massima responsabilità: spendere meno e bene, senza lasciare in eredità ad altri nuovi debiti ed evitare aumenti indistinti del carico fiscale. Siamo l'unico comune capoluogo della Toscana ad aver approvato il bilancio prima di Natale e saremo, è facile prevederlo, uno dei pochissimi che non aumenteranno Tarsu e tariffe. Le lamentele dei settori in difficoltà sono certo da ascoltare con attenzione, ma tutti quanti dobbiamo aver chiaro che il bilancio appartiene all'intera città».

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di Redazione Pisa