Sicurezza
Il futuro a rischio. Per Assindustria ci sono troppe chiusure. I sindacati: «Nessun spezzettamento»
Ipotesi spezzatino per l'area Eaton
Gabriele Dini
Sodini (Cna): «Solo le piccole imprese possono riassorbire i lavoratori»
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MASSA. Ipotesi spezzatino per l'area Eaton? Tanti in passato hanno criticato l'idea, ma qualcuno ora comincia a considerarla una possibilità concreta per ridare speranza ai 300 lavoratori licenziati dall'azienda americana. A rilanciare il dibattito una dichiarazione dell'assessore provinciale Paolo Baldini che, pur respingendo la paternità del termine "spezzatino", ha suggerito la possibilità di cedere le aree a imprese locali per favorire la reindustrializzazione. Le repliche? Non tutte negative. E il discorso arriva ad includere altre realtà come Nca. Ad escludere assolutamente la possibilità dello "spezzatino" (termine comunque considerato fuorviante dai soggetti interpellati) è Alessio Castelli segretario provinciale della Fiom-Cgil. «Per noi lo spezzatino non va bene - esordisce Castelli - noi preferiremmo trovare 1 o 2 imprese che riuscissero a riassorbire tutti i lavoratori. Ma purtropppo per ora manca la concretezza dei progetti industriali. Comunque noi non escludiamo nessuno a priori. Intanto serve accelerare sull'accordo di programma per avere i finanziamenti dal Governo». Il rischio, secondo i sindacati, è quello dello spezzettamento dell'area Eaton tra tante microimprese. «Saremmo disposti a trattare con imprese locali - spiega Marco Battistini della Cisl - ma ci interessa mantenere una industrializzazione di qualità alta. Secondo me qui non si può fare ciò che è accaduto con l'area Gesco dove sono sorte 30 imprese artigiane. Ma siamo comunque disposti a discutere». L'uso del termine "spezzatino" non piace nemmeno alla Cna, l'associazione delle imprese artigiane. Ma solo per la connotazione negativa che esso impone sulle imprese che potrebbero prendere in mano l'area Eaton. «Anche a noi farebbe piacere che ci fosse una grande industria pronta a rilevare l'area Eaton - esordisce il presidente di Cna Dino Sodini - purtroppo verso le nostre imprese finora è stata fatta una campagna denigratoria. In altre zone come in Emilia Romagna si parla di zone artigianali con orgoglio, non di spezzatini. Cna ha condotto molte reindustrializzazioni e riqualificazioni basti pensare alla zona ex-Refrattari, alla Fibronit, alla Italiana Coke alla ex-fornace». Sodini si lamenta del fatto che Cna non è mai stata invitata ad alcun tavolo su Eaton. «Eppure - continua il presidente di Cna - per noi l'unica soluzione per risolvere il problema del lavoro alla Eaton è un centro con piccole imprese». Sodini conferma l'ipotesi fatta da Confartigianato sul fatto che molte imprese piccole siano alla ricerca di spazi da occupare. Il presidente di Cna ricorda infine l'opportunità offerta dal Nuovo Pignone. «Hanno ricevuto commesse molto grandi - spiega - e avranno bisogno di ricorrere all'outsourcing. Questa è un'opportunità per molte aziende medio-piccole che avranno bisogno di nuove sedi e di personale. L'importante è che non si ripetano le situazioni create da Nasa, Tirrena, Bsi dopo la dismissione della Dalmine». Da molte parti è risuonata l'accusa agli industriali apuani di non essersi fatti avanti per intervenire sull'area Eaton. Ma Andrea Balestri, direttore di Assindustria respinge ancora una volta la palla nel campo avversario. «Gli imprenditori locali non si sono mai fatti avanti - spiega Balestri - anche perché sul frazionamento dell'area c'è sempre stata una chiusura da parte di lavoratori e sindacati. Siamo i primi ad augurarci che un'altra grande impresa metta radici sul territorio. Ma pensare di trovare soluzioni complessive e immediate per tutti i 300 licenziati è difficile». Per Balestri ci sarebbero imprenditori locali interessati a investire sul territorio e anche nell'area Eaton. «Ma finora - continua Balestri - la compatezza del no ha impedito di mettere tutti a un tavolo». Balestri fa notare poi che il mercato del lavoro è dinamico, pur tra le molte difficoltà. «E'vero che si sono persi 1900 posti di lavoro - spiega - ma al contempo ne sono venuti fuori altri 1400. In tutto questo tempo poteva essere fatto un censimento delle professionalità presenti tra i lavoratori Eaton per permettere loro di trovare sistemazioni». Balestri fa infine notare che le chiusure possono essere nocive anche per la questione Nca. «Per i cantieri - conclude - si pretendono offerte dal settore pubblico. Per Nca si potevano trovare assetti diversi tramite i privati. Ma mi pare ci siano troppi elementi di chiusura».
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