Il Tirreno

 MASSA. La storia è sempre la stessa: da una parte i cittadini che tentano di mettere ...

Chiara Sillicani

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 MASSA. La storia è sempre la stessa: da una parte i cittadini che tentano di mettere il lucchetto al portafoglio, dall'altra il pubblico (Stato o Comune che sia) che cerca di far cassa. Il resto lo fa la crisi. Così quando i commercianti hanno scoperto che, per qualsiasi pratica li riguardi, dovranno sborsare decine di euro, hanno storto il naso e puntato il dito contro l'assessore alle finanze Alessandro Volpi. Quelle "gabelle", come le chiamano loro, sono state, infatti, introdotte in sede di approvazione del bilancio di previsione. Ma la verità, come sempre, sta a metà strada.  Per il commercio sono tempi duri: pagare per notifiche sanitarie, aperture, subentri, ristrutturazioni pesa. Il comune, da parte sua, si è mosso nel pieno rispetto delle normative. Luisa Lippi, dirigente del settore, spiega che «i diritti di istruttoria sono previsti dalla legge istitutiva del Suap (sportello unico attività produttive)». Insomma, il decreto che, nel 1998, ha sancito la nascita dello sportello, prevedeva a chiare lettere che i Comuni potessero chiedere ai commercianti la partecipazione alle spese istruttorie. Il dibattito, quindi, non è sulla legittimità delle richieste, ma sulla loro opportunità.  È Confcommercio, in particolare, a contestare la scelta dell'amministrazione comunale: «L'assessore Volpi e il sindaco Pucci - scrive l'associazione - hanno più volte evidenziato che nuove tasse non ci sarebbero state. Quello che ora chiediamo è se ci è stata detta la verità o l'ennesima bugia». Poi una provocazione: «L'assessore Volpi è come Pinocchio? Vorremmo tanto sbagliarci». Poi arriva un quadro - poco esaltante - della vita economica cittadina: «Aziende in affanno, famiglie in difficoltà e il settore commerciale che vede inesorabilmente calare i consumi da 36 mesi».  Il presidente di Confesercenti, Paolo Arpagaus - seppure con toni più pacati - conferma le difficoltà. È consapevole, però, che anche per gli enti locali siano tempi duri: «Hanno bisogno di reperire risorse, quindi pensano a tasse di scopo o a queste nuove spese. Il commercio, però, sconta la crisi e per molti esercenti costi di decine di euro diventano pesanti». È in un contesto poco rassicurante, quindi, che arrivano le "gabelle". Chi apre un'attività, chi vuole ampliarla, trasferirla, ristrutturarla deve sborsare 50 euro a cui - ricorda Confcommercio - si aggiunge la spesa di oltre 28 euro per le due marche da bollo. I più intraprendenti, visto che il periodo non è dei migliori, potrebbe pensare ad un prolungamento dell'orario. Bene, adesso non basta fare richiesta, è necessario aprire il portafoglio e sfilare altre 50 euro. Intercettare nuovi clienti? L'idea per bar e locali potrebbe essere l'intrattenimento musicale. Potrebbe, a patto che l'esercente sia disposto a pagare 100 euro per la richiesta di autorizzazione.  Si paga anche per saldi e vendite speciali.  Se il titolare di uno stabilimento balneare, visti anche i problemi del litorale, decide di fare un investimento e costruire una piscina, deve tener conto che per l'autorizzazione il Comune pretenderà 100 euro. Certo non sarà quella banconota verde a far rinunciare all'idea, ma - come si dice - "tutto fa". Ora si paga anche per attribuire una matricola all'ascensore del nostro condominio (il numerino che dà il Comune e lo rende identificabile). La partita non si gioca certo sulle cifre.  Del resto il Comune - lo confermano sia Luigi Della Pina, assessore alle attività produttive, sia Volpi, collega alle finanze - conta di incassare da tutte le pratiche 60mila euro. O almeno quella è la cifra indicata nel bilancio di previsione. La questione è l'opportunità della scelta. Considerato che chi deve fare i conti con questione più complessa di un'apertura (un esempio per tutti: la costruzione di un capannone), ha bisogno i parecchie istruttorie e per ciascuna deve sborsare 30 euro. Insomma, i commercianti temono che quella "gabelle", come le chiamano, siano il segnale di un'amminsitrazione lontana o disinteressata all'esigenze del settore.

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