Il Tirreno

Lavello, la bonifica parte in ritardo

David Chiappuella
La costa massese all’altezza del Lavello
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La costa massese all’altezza del Lavello

Per salvare la stagione balneare appalto assegnato senza gara

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 MASSA. La notizia è di quelle destinate a suscitare clamore: dopo infiniti rinvii e ritardi, la Provincia parte ufficialmente con i lavori per la bonifica della zona del Lavello. La determinazione parla di «rimozione dei sedimenti contaminati dei fondali marini prospicienti il sito di interesse nazionale di Massa Carrara».  Attraverso la determinazione 142, firmata dal dirigente del Settore difesa del suolo, politiche del mare e protezione civile Gianluca Barbieri il 19 gennaio scorso, l'ente pubblico ha infatti approvato il progetto esecutivo dei lavori.  La cosa pare destinata fin da subito a far discutere, in primo luogo per via del fatto che l'ente si è mosso senza aver dato ancora una risposta all'interpellanza rivolta il 22 novembre scorso dal consigliere della Lega Nord Cesare Micheloni al presidente della Provincia Osvaldo Angeli per chiedergli di far chiarezza sull'intera questione. A preoccupare l'esponente del Carroccio era stata soprattutto la questione relativa alla hot spot costituita da fondali marini gravemente inquinati, cioè al punto in cui, a seguito delle indagini condotte dall'Ispra, è stata rilevata la presenza di una quantità di idrocarburi clorurati e metalli pesanti tossici maggiore della norma, con concentrazioni in alcuni casi superiori di ben 400 volte ai limiti consentiti dalla legge.  L'avvio dei lavori si è reso indispensabile perché la "macchia" in questione è posta allo sbocco del Lavello e prospiciente al Sin, proprio nell'area individuata per l'insediamento del porto turistico, il cui utilizzo è stato vincolato dalla Regione al rilascio di una "certificazione di avvenuta bonifica" da parte della Provincia stessa.  Nel documento della Provincia viene spiegato che l'intervento avrà un costo complessivo di 218mila euro, finanziati dalla Regione fin dal dicembre 2009.  La Provincia attribuisce la colpa del ritardo nella partenza dei lavori a "fenomeni atmosferici straordinari" che, sia nei mesi immediatamente successivi all'erogazione dei fondi regionali sia in tempi più recenti, avrebbero tenuto completamente impegnato il settore Difesa del suolo in attività di intervento e messa in sicurezza del territorio.  Ed è proprio nella giustificazione del criterio che l'ente locale intende seguire per l'affidamento delle operazioni di bonifica che la determina provinciale pare offrire ulteriormente il fianco alle critiche. La Provincia afferma, infatti, che le è sembrato "inopportuno" avviare una gara "aperta", per via del fatto che tale procedura avrebbe consentito l'individuazione di un vincitore solo il prossimo aprile, in coincidenza con l'apertura degli stabilimenti balneari. Per evitare che i lavori alla foce del Lavello provochino problemi a questi ultimi, l'amministrazione provinciale ha ritenuto più opportuno appaltare le opere di bonifica «tramite procedura negoziata», poiché tale soluzione consentirebbe un'esecuzione «pressoché immediata» degli interventi e una loro conclusione «prima dell'avvio della stagione estiva». Stando ad alcune indiscrezioni, però, questa scelta, pur risultando assolutamente legale trattandosi di lavori dal costo inferiore a 500mila euro, avrebbe già provocato i malumori di qualche consigliere provinciale di minoranza che, per maggior trasparenza e correttezza, avrebbe preferito una regolare gara d'appalto pubblica anziché una selezione che sarà condotta all'interno di un limitato numero di aziende interpellate dalla Provincia stessa.  

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