Italia
Terme, decapitata la Vichi holding
Claudio Figaia
In manette i titolari della società che doveva rilanciare la San Carlo
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MASSA. Avevano promesso investimenti per 15 milioni in tre anni, decine di posti di lavoro: una trentina "a regime". Per ora hanno altro da pensare: sono stati arrestati. La Vichi holding, proprietaria della società «Terme e sorgenti di San Carlo», è stata letteralmente decapitata dalla Procura della Repubblica di Roma nell'ambito di un'indagine sull'evasione fiscale. Cinque i provvedimenti di custodia cautelare emessi dalla procura della Capitale: sono finiti in carcere i fratelli Giancarlo e Mauro Vichi, il professionista Marco Adami e un cittadino bulgaro; a Giuliano Vichi, 83 anni, presidente del gruppo (e padre di Giancarlo e Mauro) sono stati concessi i domiciliari. I titolari della holding sono accusati, in sostanza, di avere svuotato tre società del gruppo (la Gestione Galvanica Srl, la Gestione Zinco srl. e la Gestione meccanica Srl.) indebitate con il fisco per 5 milioni di euro e di avere fatto confluire la parte sana delle stesse aziende in nuove società costituite ad hoc. L'inchiesta della magistratura, che risale alla fine del settembre scorso, ha anche portato al sequestro di beni immobili appartenenti al gruppo Vichi per 15 milioni di euro delle quote di sette società della holding con bilanci in attivo. In altre parole, la Vichi holding è stata decapitata. Con effetti pesanti anche sul progetto di rilancio del polo termale di Massa. Dove, non a caso, è tutto fermo. Il ristorante è chiuso, o quasi: «Apriamo soltanto su prenotazione per feste e cerimonie» dicono dall'«Opera delle Terme» (questo il nome del locale tutto a vetri proprio di fronte allo stabilimento termale gestito in cucina dallo chef Roberto Carnevali). L'imbottigliamento dell'acqua San Carlo (che, non dimentichiamolo, è considerata tra le migliori d'Italia), invece, continua. Anche se dei programmi di ampliamento non si ha più alcuna notizia. E l'obiettivo di portare la produzione a 15 milioni di bottiglie l'anno (nel 2009 era attorno ai 7 milioni) sembra perlomeno lontano. E il centro beauty farm, le due piscine, l'albergo da 40 camere che dovevano costruire il "cuore" della strategia di rilancio del turismo termale? Congelati: la holding romana ha, evidentemente, altro a cui pensare. Così il progetto di rilancio del turismo termale coniugato al wellness e allo sfruttamento delle sorgenti oligominerali di San Carlo pare destinato al naufragio. O perlomeno a un rinvio «a data da destinarsi». Il gruppo Vichi, un conglomerato di aziende con varie sedi nel Lazio, che ha il suo core business nel settore del trattamento dei metalli (zincature, trattamenti galvanici ecc.), aveva acquistato le terme nel 2007 tramite l'immobiliare Iris 2000. Nel dicembre del 2009 aveva presentato in grande stile il suo piano industriale, in una iniziativa nel salone delle terme a cui parteciparano, tra gli altri, i sindaci Roberto Pucci e Angelo Zubbani, il vescovo (allora era Eugenio Binini), il vice-prefetto Gerolamo Bonfissuto. Un primo investimento da 15 milioni, le prime 14-15 assunzioni entro metà 2011, annunciò in quell'occasione il "patron" Giuliano Vichi. Invece, le cose sono andate in tutt'altro modo. Al termine di una lunga indagine che ha visto la sinergia di azione di procuira di Roma, Fiamme gialle e Uif (Unità di informazione finanziaria) di Bankitalia, nel settembre scorso sono partiti gli ordini di custodia cautelare per i vertici del gruppo. Responsabili, secondo l'accusa, di avere adottato un «diffuso e insidioso meccanismo» per imbrogliare il fisco. In sostanza: si evadono le tasse (ottenendo vantaggi sulla concorrenza onesta) e, dopo alcuni anni, si svuota l'azienda trasferendo gli attivi in società costituite appositamente. L'azienda così "decotta" viene poi trasferita all'estero, evitando così il fallimento (per legge la procedura fallimentare non può essere aperta 12 mesi dopo il crac) e l'imputazione di bancarotta fraudolenta per i responsabili. Un trucco non riuscito: l'indagine è arrivata prima della scadenza dell'anno e, dunque, le società del gruppo sono state dichiarate fallite e i responsabili dei presunti reati arrestati.
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