Finanza
«Cooperativa per salvare l'Ica»
Gianluca Uberti
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Protesta delle lavoratrici dellIca davanti al Comune e a lato il sindaco Simoncini Per Simoncini è l'unica possibilità che resta all'ex azienda di Pallerone
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AULLA. Tutto tace attorno alla drammatica vicenda dell'Ica di Pallerone. Dalla politica ai sindacati, nulla è più trapelato sul destino delle lavoratrici, venticinque delle quali, almeno a metà dello scorso luglio, avevano trovato una nuova occupazione. Sollecitato sull'argomento, il sindaco Roberto Simoncini non si dichiara certo ottimista sulla situazione in cui versa l'ormai ex polo industriale di Pallerone. «Dal punto di vista imprenditoriale, non vi è più alcuna prospettiva all'orizzonte - esordisce Simoncini - l'unica strada possibile, all'oggi, è quella della cooperativa, ma occorre ritessere la tela e riprendere contatti in tal senso». È per questo che il sindaco di Aulla coglie l'occasione per annunciare che la prossima settimana convocherà un incontro con i sindacati e con l'assessore provinciale alle politiche del lavoro, Raffaele Parrini, proprio per affrontare lo spinoso tema dell'Ica. Le incognite, quindi, non mancano e se si prova a mettersi nei panni delle lavoratrici, ben si comprende cosa significa vivere appesi a un filo. In tutta questa storia, infatti, l'unica certezza risiede nel fatto che i capannoni di Pallerone sono desolatamente vuoti, mentre i macchinari all'interno sono stati già venduti da tempo. Tra l'altro sembrano trascorsi anni luce da quando la sala consiliare aullese si riempiva per manifestare solidarietà alla lotta operaia, ma erano altri tempi, tempi di campagna elettorale appunto, nei quali venivano evocati fantomatici imprenditori modenesi che sembravano interessati a rilevare l'attività, ma di cui, gradatamente, si è persa ogni traccia. Sembrano trascorsi secoli, ma erano soltanto due anni fa. Ricordiamo che la vertenza dell'Ica esplodeva clamorosamente nell'ottobre 2008, quando la storica attività che produceva cablaggi per elettrodomestici, chiudeva i battenti per trasferire le proprie linee produttive in Romania, dove la manodopera costa sicuramente meno che da noi. La vertenza culminava poi in una manifestazione di piazza organizzata dalle operaie nei primi giorni del dicembre del 2008, protesta poco partecipata a causa della colpevole indifferenza di gran parte della popolazione. Uno stato delle cose sconfortante e che ben si riflette nelle istituzioni: basti pensare allo scorso 21 aprile, quando le operaie Ica "occupavano" la sala consiliare del municipio aullese, lasciandovi appeso uno striscione rosso con la scritta "Lavoratrici Ica in lotta". Una sorta di monito per le istituzioni locali, la cui assenza brillava di luce propria, visto che ad attendere le ex operaie c'era soltanto l'assessore comunale alle attività produttive, Silvia Magnani.
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