Il dolore
Poste, la rivolta di Casette
Rossana Lazzini
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L’ufficio postale di Canevara serve anche la gente di Casette2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Non si ferma la protesta degli abitanti di Casette per la chiusura dell'ufficio postale. I disagi sono tantissimi e secondo questi cittadini molte responsabilità sono anche dell'amministrazione comunale che non si è impegnata minimamente per impedire la chiusura dell'ufficio.
Dopo la chiusura tutti gli abitanti di Casette hanno dovuto utilizzare l'ufficio di Canevara e soprattutto per le persone più anziane le difficoltà sono tante. Problemi per raggiungere Canevara, per ritirare la pensione ma anche per fare altre piccole operazioni come ad esempio cambiare un assegno, oppure fare un versamento. Alla base di questi disagi, secondo i cittadini, c'è la non effettiva chiusura totale dell'ufficio di Casette. «I nostri nominativi - spiegano gli abitanti - risultano essere legati ancora ai computer dell'ufficio di Casette, che anche se non esiste più concretamente, resta vivo dal punto di vista amministrativo. Molto spesso quando ci rechiamo a ritirare la pensione a Canevara, ci viene comunicato che i terminali non funzionano, perché il terminale di Canevara non riconosce i nostri nomi che restano negli elenchi del vecchio ufficio e spesso non ci viene consegnata la pensione e dobbiamo tornare più volte, stessa cosa succede con gli assegni».
E aggiungono: «Non riusciamo a capire perchè abbiano deciso di chiudere l'ufficio se poi dal punto di vista amministrativo restiamo bloccati in questo modo». Secondo molti abitanti del piccolo paese della montagna massese l'amministrazione comunale avrebbe potuto intervenire prima per evitare la chiusura e tutti i disagi che sono seguiti. «Ci troviamo a dover fare code lunghissime - proseguono i cittadini -, aspettare ore prima di essere ascoltati, per poi sentirci dire che dobbiamo tornare e questo soprattutto nei giorni piovosi e freddi è davvero insostenibile». A farsi portavoce di queste persone ci pensa Giovanni Ricci consigliere comunale del Pd. «Quando gli abitanti di Casette sono andati a protestare in Comune - spiega - l'amministrazione aveva promesso che si sarebbe interessata per cercare di limitare i disagi per questi cittadini, soprattutto per quelli più anziani. Si era parlato almeno della possibilità di aprire un bancomat postale che permettesse di poter eseguire almeno alcune operazioni ed invece nessuno ha più detto ne fatto niente». La rabbia sta crescendo e non è escluso che queste persone decidano di tornare a protestare in Comune. Intanto proprio in paese sono apparsi alcuni manifesti ironici in cui si ringrazia l'amministrazione per la chiusura dell'ufficio postale. «Non c'è stata nessuna attenzione verso questo paese - prosegue Giovanni Ricci - i cittadini sono stati informati di quanto stava avvenendo a cose ormai decise. Non esistono cittadini di serie A e B, l'amministrazione deve preoccuparsi anche di queste situazioni che toccano da vicino moltissime persone e soprattutto i cittadini più deboli».
Dopo la chiusura tutti gli abitanti di Casette hanno dovuto utilizzare l'ufficio di Canevara e soprattutto per le persone più anziane le difficoltà sono tante. Problemi per raggiungere Canevara, per ritirare la pensione ma anche per fare altre piccole operazioni come ad esempio cambiare un assegno, oppure fare un versamento. Alla base di questi disagi, secondo i cittadini, c'è la non effettiva chiusura totale dell'ufficio di Casette. «I nostri nominativi - spiegano gli abitanti - risultano essere legati ancora ai computer dell'ufficio di Casette, che anche se non esiste più concretamente, resta vivo dal punto di vista amministrativo. Molto spesso quando ci rechiamo a ritirare la pensione a Canevara, ci viene comunicato che i terminali non funzionano, perché il terminale di Canevara non riconosce i nostri nomi che restano negli elenchi del vecchio ufficio e spesso non ci viene consegnata la pensione e dobbiamo tornare più volte, stessa cosa succede con gli assegni».
E aggiungono: «Non riusciamo a capire perchè abbiano deciso di chiudere l'ufficio se poi dal punto di vista amministrativo restiamo bloccati in questo modo». Secondo molti abitanti del piccolo paese della montagna massese l'amministrazione comunale avrebbe potuto intervenire prima per evitare la chiusura e tutti i disagi che sono seguiti. «Ci troviamo a dover fare code lunghissime - proseguono i cittadini -, aspettare ore prima di essere ascoltati, per poi sentirci dire che dobbiamo tornare e questo soprattutto nei giorni piovosi e freddi è davvero insostenibile». A farsi portavoce di queste persone ci pensa Giovanni Ricci consigliere comunale del Pd. «Quando gli abitanti di Casette sono andati a protestare in Comune - spiega - l'amministrazione aveva promesso che si sarebbe interessata per cercare di limitare i disagi per questi cittadini, soprattutto per quelli più anziani. Si era parlato almeno della possibilità di aprire un bancomat postale che permettesse di poter eseguire almeno alcune operazioni ed invece nessuno ha più detto ne fatto niente». La rabbia sta crescendo e non è escluso che queste persone decidano di tornare a protestare in Comune. Intanto proprio in paese sono apparsi alcuni manifesti ironici in cui si ringrazia l'amministrazione per la chiusura dell'ufficio postale. «Non c'è stata nessuna attenzione verso questo paese - prosegue Giovanni Ricci - i cittadini sono stati informati di quanto stava avvenendo a cose ormai decise. Non esistono cittadini di serie A e B, l'amministrazione deve preoccuparsi anche di queste situazioni che toccano da vicino moltissime persone e soprattutto i cittadini più deboli».
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