Il dolore
Asl, meno servizi con i tagli agli Oss Protesta in Comune
Gabriele Dini
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MASSA. «Ho lavorato il giorno di Natale, poi il mio contratto è finito. Ora sia io sia mio marito siamo senza lavoro. Nel giro di un anno la nostra situazione economica è completamente cambiata». Attorno al caso degli Operatori sanitari dell'Asl ritrovatisi senza lavoro a causa del commissariamento dell'azienda si intrecciano tante storie. Ci sono per esempio i racconti delle lavoratrici come Brunella Riccardi che a 42 anni deve dire ai figli che adesso sul loro futuro pesa un enorme punto interrogativo. Ma non solo. Perché i tagli ai posti da operatori sanitari creeranno problemi e disagi a malati e cittadini che hanno bisogno di assistenza, visite, analisi. Così ai drammatici racconti dei lavoratori (in prevalenza donne che portano avanti da anni contratti precari) si legheranno migliaia di altre storie di cittadini messi in difficoltà da tagli e burocrazia. Anche per questo ieri mattina oltre 50 Oss - la sigla sta per operatori socio sanitari cioè le persone che lavorano a fianco degli infermieri per assistere i pazienti degli ospedali e degli ambulatori di Massa, Carrara e provincia - si sono presentati in Comune per far sentire la loro voce esprimendo il disagio di chi vede davanti a sé lo spettro della disoccupazione. «Stiamo combattendo per il nostro lavoro e per la salute dei cittadini - hanno detto i lavoratori durante il presidio sotto il municipio prima di essere ricevuti dall'assessore al Personale Franca Leonardi - prima c'erano 216 operatori impiegati all'Asl, dalla graduatoria congelata dopo il commissariamento, ne sono state prese solo 125. Come pensano di fare andare avanti i reparti?». Con i lavoratori precari c'erano anche colleghi di ruolo arrivati a manifestare la loro solidarietà e, soprattutto, a testimoniare delle difficoltà che si incontrano in corsia con il personale ridotto. «In Rianimazione i disagi sono forti - spiega una degli Oss - prima c'erano due operatori fissi, adesso uno è stato tolto. Quando ci sono emergenze vengono mandate persone che non sanno niente del reparto. Immaginatevi che situazioni si possono creare per i pazienti». Situazioni simili vengono segnalate anche in altri reparti di "prima linea" come il pronto soccorso. Perdere il lavoro porta amarezza e disperazione. Soprattutto se la fine arriva come un fulmine a ciel sereno e dopo tanti sacrifici. «Io lavoro all'Asl da 12 anni e questa mia collega da 13 - racconta Maria Luisa Ceccarelli - siamo entrati prima lavorando con una cooperativa facendo continuamente corsi di aggiornamento. Poi abbiamo dovuto superare un concorso che ha creato la graduatoria che è stata congelata. La frase successiva di Maria Luisa sintetizza tutto il dramma di queste persone. «Io ho 57 anni - spiega la signora - e di punto in bianco mi sono ritrovata senza uno stipendio. Alla mia età è difficile trovare un altro lavoro. Qui siamo in molti nella stessa situazione». «Quello che succede è assurdo - aggiunge ancora Brunella Riccardi - siamo lavoratori qualificati e c'è grande richiesta. Ma veniamo lo stesso lasciati a casa rallentando così servizi essenziali per i cittadini».
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