Finanza
Eroi in divisa. Nel 1944 aiutò a fuggire molte persone arrestate dai nazisti e non obbedì allordine di far eplodere la polveriera vicino alle case
Addio a Joseph Schiffer, il «tedesco buono»
◗
Drammatica immagine dei rastrellamenti nazifascisti nel periodo di fine guerra Scomparso a 97 anni il maresciallo dell'esercito germanico che salvò Pallerone dalla distruzione
3 MINUTI DI LETTURA
AULLA. Addio Josef Schiffer "il tedesco buono" a capo del munizionamento di Pallerone durante la seconda guerra mondiale. Salvò la vita a uomini arrestati che fece fuggire e venne protetto dalla gente dalla vendetta dei vincitori sui vinti. Inoltre disubbidì all'ordine di distruzione dell'allora munizionamento, conseguentemente salvando gran parte della gente di Pallerone. Per tutti questi fatti, nel 1995 gli venne consegnata dall'allora sindaco Lucio Barani la cittadinanza onoraria di Aulla, oltrechè raffigurarlo in un dipinto quando, in giovane età e con la divisa dell'esercito tedesco, era in servizio nei pressi di Pallerone. Di lui così ha scritto l'intellettuale Enrico Peyretti su Avvenire del 2 gennaio 2007. «Durante l'occupazione nazista nel periodo tra l'estate del 1944 e l'inverno del '45, si comportò in modo molto umano con la popolazione di Pallerone, aiutando quanti poté, salvando la vita a uomini arrestati che fece fuggire, restituendo ai contadini animali sequestrati dai suoi commilitoni. A guerra finita, venne protetto a sua volta dalla gente, dal comandante partigiano tenente Rossi, dal vescovo di Pontremoli, Giovanni Sismondo, dalle suore e dalle alunne del collegio Cabrini di Pontremoli che, testimoniando per lui, lo sottrassero alle vendette dei vincitori sui vinti, che purtroppo in alcuni casi ci furono, a guerra finita. Al momento della ritirata del suo esercito sconfitto, quel soldato che di nazista non aveva proprio nulla, aveva disobbedito all'ordine di far saltare la polveriera di cui, come maresciallo artificiere, era responsabile, per evitare alla popolazione altre gravi sofferenze e distruzioni. In effetti, minò la polveriera, ma ebbe cura di far passare le lunghe micce dentro alcune siepi, e lì sotto le tagliò: così, nel caso di un controllo superiore, tutto sarebbe apparso in regola, però il pericolo per il paese era sventato. Ma questo atto fu solo il coronamento di un comportamento costante, che quel maresciallo tedesco tenne per tutto il tempo dell'occupazione, a proprio rischio». Josef Schiffer, classe 1914, era di Düsseldorf. Egli tornò ad Aulla, il 12 marzo 1995, per ricevere una medaglia d'oro della città, memore e grata per la sua umanità, nel 50º della Resistenza e Liberazione. «Venni invitato anch'io - continua Peyretti - dal sindaco di Aulla, perché mi ero attivato per rintracciare in Germania questo "tedesco buono", di cui avevo sentito parlare fin da bambino: avevo nove anni e mezzo alla fine della guerra, periodo passato a Bagnone, in Lunigiana, il paese di mia mamma. Così, in quella occasione, potei conoscere e conversare a lungo col signor Schiffer che mostrava molti anni in meno della sua età. Così che nacque tra noi una grande bella amicizia. Vidi allora come tantissime persone del luogo, coetanei o allora bambini, lo accoglievano con grande gioia, abbracciandolo come un vecchio amico, rivivendo ricordi comuni, scherzi, soprannomi, cene, partite di pesca. Dopo la guerra, era rimasto nel paese per una decina d'anni, stringendo tante relazioni di amicizia e di affetto, lavorando come camionista e autista di pullman turistici. Non so quanti altri soldati tedeschi abbiano potuto far questo in Italia dopo il 1945». Joseph Schiffer è stato, pur senza usare questo termine, un obiettore di coscienza dentro la guerra, nei fatti. Sopra il diritto di guerra, ha sentito l'umanità. Sopra il dovere militare ha scelto il dovere umano. E questo, nonostante tutte le deformazioni che la guerra provoca in tutti, le persone sanno riconoscerlo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
