Il Tirreno

Ponte chiuso da nove anni

Alessandra Vivoli
Il ponte della Padula e alcune immagini del degrado: ascensori chiusi e travi del passaggio pedonale sconnesse
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Il ponte della Padula e alcune immagini del degrado: ascensori chiusi e travi del passaggio pedonale sconnesse

Alla Padula un'opera da 250mila euro in preda al degrado

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 CARRARA. Un'opera da oltre 500 milioni di vecchie lire, destinata a migliorare, con una passerella pedonale in legno e due ascensori a misura di disabile, i collegamenti con il parco urbano della Padula. In realtà quel ponte è stato utilizzato ben poco e giace abbandonato da nove anni. Un simbolo dello spreco. Un progetto milionario che sta cadendo letteralmente a pezzi, nell'indifferenza della città. Eppure da lontano l'effetto è convincente: una struttura moderna che unisce legno, acciaio e marmo e che si staglia alla prima periferia della città.  Per arrivarci ci vogliono cinque minuti di cammino, dal centro storico: da qui parte il collegamento diretto della statale 446 (in zona Grazzano) con il Parco della Padula, uno dei più grandi serbatoi verdi della città.  Un'opera da oltre 250mila euro (all'epoca costò 420 milioni di vecchie lire, e altri 70 milioni ci vollero per realizzare gli ascensori) utilizzata solo in occasione dell' inaugurazione della Biennale di scultura del 2002.   Nella passerella pedonale le travi cadono a pezzi. Una transenna arrugginita troneggia all'ingresso della passerella pedonale, davanti al parcheggio di Grazzano. Dovrebbe limitare l'ingresso ma, per entrare è davvero un gioco da ragazzi, basta spostarla. Visto che è leggerissima non ci vuole davvero nulla.  Sul ponte le travi in legno sembrano aver visto tempi migliori: alcune si sfaldano, ad altre mancano proprio i pezzi. Insomma l'effetto, camminandoci sopra è da brivido. Intorno qualche bottiglia di plastica vuota e sacchetti abbandonati. Si arriva fino alla piazzola dove, da progetto, dovrebbero partire gli ascensori: il cancello è chiuso con un grosso lucchetto. Qualcuno, comunque, è riuscito lo stesso a riempire di graffiti le pareti del corpo centrale del ponte. E a lasciarci un po' di immondizia.  «Circa un anno fa hanno messo quella transenna - ci dice la gente della zona indicando con la mano, a poca distanza, l'entrata del ponte pedonale - per impedire l'accesso visto che le travi in legno sono in pessime condizioni. Tutto qui: non abbiamo mai visto nessuno a fare dei sopralluoghi o a controllare che nessuno entrasse. È una struttura completamente abbandonata, fino a poc tempo fa ci socrazzavano sopra in motorino. E se si pensa a quanto è costata!»   L'architetto Rocca: non capisco il perchè di questo abbandono. Quel ponte, verso la Padula, lo ha progettato lui, nel 1999, sotto l'amministrazione Segnanini. I lavori vennero ultimati nel 2002, in tempo per l'inaugurazione della Biennale di scultura che in parte si svolgeva all'interno del parco. Anche gli ascensori erano stati collaudati, a quell'epoca: e funzionavano alla perfezione.  Ma che cosa è successo dopo? Lo domandiamo al progettista del ponte abbandonato, l'architetto Claudio Rocca. «Per quel che riguarda gli ascensori - comincia col precisare Rocca - non vennero mai messi in funzione a pieno regime dal Comune perchè, essendo pubblici, necessitavano di una linea telefonica (per gli eventuali guasti) e di un sistema di guardianaggio. Per questo motivo vennero chiusi: durante l'amministrazione Conti». «Sul ponte venne fatta un'operazione di oblio - continua l'architetto - Anche la passerella pedonale è stata abbandonata: è una struttura in legno del Trentino Alto Adige che ha bisogno di manutenzione».   «Spero che l'amministrazione Zubbani dia una svolta». Vedere quel ponte chiuso e abbandonato è un colpo al cuore. Soprattutto per lui che lo ha progettato.  «Non capisco il perchè di questo abbandono - sottolinea l'architetto Rocca - Spero che questa amministrazione dia la svolta e, visto che stanno ristrutturando la villa, sarebbe il collegamento ideale per poter fruire al meglio quello spazio verde raggiungibile dal centro in pochi minuti senza dover neppure usare la macchina».

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