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«Così truffavano i clienti facoltosi»
Spariti dai conti oltre 2 milioni di euro: promotore e direttore di banca a processo
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CARRARA. Una truffa da 2 milioni e 600mila euro. Un giro di soldi, per la compra vendita di titoli bancari che, nel 2005, è come sparito nel nulla. Una serie di denunce (più di una ventina). E, infine, un promotore finanziario, il 68enne Bernardo Gatti, e un direttore di banca, Roberto Manfredi finiti sotto accusa per truffa e falsificazione di documenti. Il processo si è aperto ieri davanti al giudice Cosimo Maria Ferri e a un parterre di avvocati: le parti civili sono, infatti, 24. I testimoni della difesa saranno oltre 60. Il processo. Si è aperto ieri mattina, con un'udienza straordinaria, il maxi processo per truffa che vede coinvolti, nel ruolo di imputati, un promotore finanziario (poi sospeso dalla Consob) e un direttore di banca (rimosso dal suo ruolo). Il primo a sfilare sul banco dei testimoni, con uan deposizione fiume di oltre tre ore è stato il maresciallo del carabinieri di Avenza che ha racoclto le denunce che hanno dato il via alla vicenda giudizaria. Il maresciallo ha ripercorso, caso per caso, la vicenda esplosa nel 2005 con una raffica di denunce. Quasi ad effetto domino. E non solo da parte dei clienti. Ma anche, come ha ricordato il maresciallo incalzato da una domanda precisa dall'avvocato difensore di Gatti, Andrea Lazzari, dallo stesso promotore finaziario poi finito sott'accusa, nei confronti delle banche. La vicenda. Una storia complessa che ha coinvolto 24 persone, o meglio clienti facoltosi che - stando a quanto emerso durante le indagini - si fidavano così tanto del promotore finanziario finito sott'accusa, da affidargli cifre sostanziose. E il professionista, a sua volta, portava lavoro e guadagno alle banche presso cui gestiva i flussi di denaro. In iparticolare al direttore del Banco di San Girogio, poi trasferito alla Cassa di risparmio di San Miniato, finito sotto processo. Secondo l'accusa parte di quelle operazioni brillanti effettuate per conto dei clienti erano fatte solo sulla carta. E quindi ai correntisti, nel corso degli anni, erano stati sì corrisposti interessi alti, ma nel frattempo il patrimonio sottostante si era volatilizzato. Il castello è crollato a ottobre del 2005, quando una delle clienti più importanti, carrarese, ha cercato di riavere i suoi soldi, circa 480mila euro. E ha invece scoperto che sul conto non aveva affatto tutti quei soldi, e che tutte quelle ricevute regolarmente mostrate alla banca non avevano controvalore. Il promotore e il direttore di banca sono stati accusati di truffa e falso in concorso. Truffa perché l'uno quale intermediario, l'altro quale direttore, avrebbero ingannato i clienti, facendo credere che i soldi erano regolarmente investiti. Falso, perché avrebbero più volte falsificato la documentazione (moduli e cedole) che mostravano ai clienti per dimostrare che avevano compiuto regolarmente le operazioni richieste. Il giallo dei soldi scomparsi. Il maresciallo dei carabinieri ha palrato di una cifra precisa. E a più zero. «Gli ammanchi - ha ricordato dal banco dei testimoni - sono stati quantificati in 2 milioni e 600mila euro». Quei soldi non sono mai stati ritrovati. Non dalla perquisizione effettuata a suo tempo a casa del promotore finanziario e nel suo ufficio. E neppure dalle verifiche eseguite sui conti correnti sia del promotre che del direttore di banca. Fino ad oggi nemmeno un centesimo di quei 2 milioni e 700 mila euro è venuto fuori. Insomma una vicenda ancora tutta da chiarire. Su cui saranno sentiti, in tutto (fra accusa e difesa), un centinaio di testimoni. E anche lo stesso promotore finanziario che ha annunciato di voler raccontare la «sua» verità. A.V.
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