Il dolore
«Basta sigarette e chat» Ecco qui il decalogo del bravo dipendente
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Una veduta dellinterno di palazzo civico con la statua di Guadagnucci Lo scrive un dirigente comunale e lo spedice per mail «In ufficio musica soft e non dimenticate di bussare»
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MASSA. Quando si incontra qualcuno che non si conosce ci si presenta dando la mano. Si bussa, prima di entrare e si chiede se si disturba o se si sta interrompendo un discorso importante. Una sana lezione di buona educazione, impartita da mamma e papà? Non proprio. Piuttosto il contenuto di una lettera spedita per mail da un dirigente del Comune ai dipendenti del suo settore. Un elenco «di regole di buon senso» - lo definisce chi lo ha steso - che non trascura proprio nulla, dalle «perdite di tempo» alla risoluzione dei problemi che si presentano in ufficio. Un decalogo che a qualche dipendente però non è piaciuto: una "lezioncina" che non tutti hanno - per così dire - digerito. Così si scopre che in ufficio si può ascoltare musica, ma solo se soft e a volume basso. Se è prevista una sala fumo, ci si può concedere una sigaretta, ma «è opportuno comunque non aprofittare della libertà che ci è concessa allontanandoci di frequente dal luogo di lavoro. Oltre alla sigaretta - in questo l'elenco è chiarissimo - rischiose perdite di tempo possono essere la pausa caffè, la navigazione sul web o chattare con amici e familiari». Fenomeno - si legge - in paurosa crescita. Poi le osservazioni si spostano sulla qualità dei rapporti con i colleghi: «Al di là delle divisioni dei ruoli, bisogna tenere presente che una serie di piccole attività competono a tutti perché sono legate alla condivisione di uno stesso ambiente e alla cura di esso... Se ci si accorge che qualcosa non funziona è buona norma informare chi ne ha responsabilità». Con una precisazione degna dei moniti di mamma e papà:«Il giorno che quella cosa servirà a noi, la troveremo funzionante». Il dirigente fa anche un esempio: la fotocopiatrice. «A chi non è mai capitato di trovarla sprovvista di carta o con la carta inceppata e rivolgere il pensiero ad un collega che si era visto aggirarsi da quelle parti?». Poi l'autore del decalogo passa ai "buoni consigli" sul comportamento da tenere con i colleghi: si bussa prima di entrare, si chiede se si disturba o se era in corso una discussione importante, «le lamentele e le critiche dovrebbero essere fatte in privato e direttamente al responsabile». Con tutti - si invita - bisogna tenere buoni rapporti, «se non si sopporta un collega, evitare atteggiamenti dispregiativi». Non solo, il dipendente deve offrire spontaneamente il proprio aiuto ai colleghi che ne hanno bisogno e chi quell'aiuto lo riceve, «deve ringraziare». E ancora non confondere i problemi personali con quelli professionali e parlare perbene, evitando «espressioni crude o volgari». Insomma, regole che tutti dovremmo aver acquisito, per lo meno dai primi anni di scuola, da quando si impara che stare con gli altri comporta obblighi sociali. Rimane, quindi, una domanda: «Perché la necessità di metterli nero su bianco? Anche in Comune».
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