Il Tirreno

Spiaggia devastatae cabine come palafitteL'erosione non dà tregua

Gabriele Dini
Spiaggia devastatae cabine come palafitteL'erosione non dà tregua

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MASSA. Le ruspe saranno anche ferme, ma il mare certamente no. E così le onde, durante questo lungo e piovoso inverno, si sono mangiate almeno altri 4-5 metri di spiaggia, gettando nella disperazione i proprietari degli stabilimenti balneari che adesso temono per la prossima stagione.
La giornata di sole ieri ha attratto moltissime persone sul mare. Ma la luce ha impietosamente evidenziato anche il disastro provocato dall'erosione.

Il grido di allarme lanciato dai balneari nei giorni scorsi è sicuramente motivato. Per capirlo basta mettersi a passeggiare sul tratto tratto di spiaggia tra Poveromo e Ronchi.
Le mareggiate hanno trasportato legno e detriti fin sotto le cabine senza trovare più la resistenza della sabbia. Il segno dei "morsi" delle correnti è ormai più che evidente: la spiaggia, che prima digradava gentilmente verso il mare, adesso in certi tratti scende ripidamente verso l'acqua.

In altri punti il mare ha scavato una trincea creando un gradino che divide lo spazio tra la spiaggia e le cabine.
Proprio le cabine di alcuni stabilimenti come il "Pesca e nuoto" mostrano quanto le onde abbiano lavorato durante l'inverno. I pali che sorreggono le prime file sono ormai in bella vista: le cabine sono ormai come palafitte piantate sugli ultimi residui di sabbia. Anche il cemento delle piazzole fronte mare dei bagni ormai si stacca dalla sabbia per oltre mezzo metro: anche da lì è possibile capire quanto la forza del mare abbia saputo scavare.

Le persone che hanno sempre frequentato questi luoghi ricordano come fino a pochi anni fa la spiaggia creasse un continuum con le strutture costruite dall'uomo. Adesso il mare, seguendo l'indicazione delle correnti, sembra volersi riprendere ciò che è suo, inconsapevole del danno che rischia di creare all'economia locale.

Lungo la battigia si possono vedere masse scure, come corpi di balene spiaggiate. Ma avvicinandosi si può capire di cosa si tratta realmente: sono i sacchi pieni di sabbia che erano stati piazzati lì per rallentare la fuga della spiaggia. Il mare, ritirandosi, ha portato via la sabbia che li ricopriva.
Adesso il salvataggio della spiaggia di Marina sembra una corsa contro il tempo: i lavori per il ripascimento sono fermi da mesi e i piani annunciati a fine estate sono saltati.

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