Il Tirreno

Ici, Master a caccia di furbetti

Chiara Sillicani
Ici, Master a caccia di furbetti

Nel mirino le villette estive dichiarate come prima casa

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MASSA. Non sono tempi d'oro per gli enti locali: la crisi morde e i trasferimenti statali arrivano con il contagocce. Così pensare di mettere in cassa 3 o 4 milioni di euro non è cosa da poco. Come? Tirando le orecchie ai soliti furbetti, quelli che non pagano le tasse. E, quindi, neanche l'Ici, l'imposta che garantisce ai Comuni i maggiori intrioti. Insomma, per ridar fiato all'economia comunale, la ricetta è una: stanare gli evasori.  Compito non da poco, che toccherebbe, chiaramente, ai dipendenti di Master. Affiancati, comunque, dagli uffici di Palazzo civico.  

Dove sono le seconde case?
Beccare gli evasori Ici significa "intercettare" le finte prime case. Si sa che, in Italia, fatta la legge, trovato l'inganno. Così, quando il Governo ha deciso l'abolizione dell'Ici sulla prima casa, per molti evadere è diventato uno scherzo: si intesta l'abitazione al coniuge o ad un figlio che in quella casa prende la residenza. Anche se poi non ci mette mai piedi o ci trascorre soltanto qualche giorno in estate. Ma a quel punto l'appartamento (a volte villa o villetta), acquistato per le vacanze, risulta prima casa e il gioco è fatto: addio Ici. E a rimetterci sono le casse comunali.  Un fenomeno parecchio radicato anche dalle nostre parti, dove le abitazioni estive, soprattutto a Ronchi e Poveromo, sono tantissime. 

Milioni da recuperare.
Tre o quattro milioni di evasione potrebbero sembrare una cifra altissima, ma anche il Sole 24 Ore la ritiene plausibile. Recentemente, infatti, il quotidiano ha riportato i dati calcolati dalla commissione bicamerale sul federalismo, dati che alla commissione servono per definire quella che, a riforma conclusa, sarà l'Imu (imposta municipale unica).  Bene, secondo il Sole se il 20% delle prime case (e la percentuale è credibile) fossero in realtà seconde case mascherate, il Comune potrebbe recuperare tre milioni circa. A confermare che il dato non ha dell'incredibile, è anche Giulio Andreani, presidente di Master: «potremmo recuperare 3,5 milioni di euro di evasione». Per altro non una tantum, perché, scovati i furbetti, quei soldi verrebbero incassati ogni anno. Non soltanto: chi dichiara una falsa prima casa, paga meno anche di Tarsu. Recuperando anche quei soldi, si sfiorerebbero, quindi i 4 milioni. Senza contare i casi di immobilinon dichiarate neppure al catasto. C'è poi un altro aspetto: se il Comune becca un furbetto, ne trasmette i dati all'agenzia delle entrate. Che si mette al lavoro per verificare se l'evasore, oltre a non aver pagato l'Ici, debba soldi anche allo Stato. Se così fosse, si fa avanti. E una volta incassato, cede il 33% al Comune che gli ha fornito tutti i dati.  

Controlli a tappeto e ispettori in giro.
Ma - questo è il punto - come si beccano gli evasori? Master pensa ad un lavoro su due fronti. Da una parte, infatti, verranno realizzati veri e propri controlli documentali, dall'altra partirà un'azione di controllo e ricerca sul territorio. Gli uffici compareranno tutti i dati anagrafici con quelli tributari e catastali, cercando di individuare le incongruenze. Poi alcuni addetti busseranno alla porte, soprattutto nelle zone delle seconde case, per verificare se chi ha preso residenza in un'abitazione, realmente vi abita.  Non solo, veranno anche incrociati i dati catastali con quelli sui consumi di acqua ed energia. 

Serve nuovo personale?
Ora, però, si tratta di capire se il personale assunto da Master sia sufficiente, oltre che per svolgere il lavoro corrente, anche per mettersi alla ricerca degli evasori. Altrimenti il Comune dovrà pensare all'eventualità di nuove assunzioni. Per creare una vera e propria task force antievasione.

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