Sicurezza
«Noi da qui non ci muoviamo»
Cinzia Carpita
Storie difficili: accampati sotto il Comune da giorni, senza casa né lavoro
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CARRARA. La povertà, la disoccupazione, il bisogno abitativo: tre gravi problemi con cui l'amministrazione comunale deve fare i conti. Un'emergenza sociale che rischia di essere sempre meno risolvibile, e sempre più problematica. Come il caso dei due uomini, Maurizio Diamanti di 54 anni, e Salvatore Aggrate di 55, che da mercoledì scorso hanno deciso di dormire sotto il porticato di palazzo civico, reclamando una sistemazione, dopo essere stati sfrattati dalle case popolari di Caina, destinate alla demolizione. Altri inquilini di Caina sono stati ricollocati in altre case, ma secondo il Comune loro non hanno diritto a un nuovo aloggio popolare. Così dormono lì, per protesta, sotto il municipio, diventando l'emblema, al di là delle ragioni e dei torti, dei tanti casi di indigenza che esistono nel nostro territorio. Mentre amministrazione e indutriali si "bisticciano amichevolmente" sulle tariffe dei marmi pregiati, c'è una parte della città che soffre tanti problemi economici. E un bilancio di previsione 2011 che sindaco e giunta stanno preparando all'osso: pare che al settore sociale saranno tagliate risorse per 300-400mila euro, forse meno che agli altri comparti, ma comunque tanto da condizionare gli aiuti alle famiglie bisognose. I due che dormono sotto al Comune, (nella foto) sono stati gli ultimi inquilini a lasciare Caina (dal complesso che sarà demolito per dare spazio a nuovi 34 alloggi popolari) e per sfrattarli è stata impiegata la forza pubblica. La storia di Maurizio Diamanti. «Sono stato abusivo per dieci anni all'ex Montecatini, poi il Comune mi mise a Caina, con un termine di due anni. Abitavo là con mia moglie, invalida, che ora è in una struttura sanitaria. Facevo lavori come muratore, quello che trovavo». Poi la sua vita si è complicata. «A Caina c'era altra gente che non pagava l'affitto, ma ora ha avuto nuove case; chiedo che venga dato un alloggio anche a me - dice - Io di qua, da questo materasso sotto al Comune non mi muovo, non ho soldi per mangiare, non ho lavoro. La gente di Carrara ora mi dà qualche spicciolo, mi porta qualcosa da mettere sotto in denti». Sta lì con il suo cane Birillo al quale è attaccatissimo. La storia di Salvatore Aggrate. «Neanche io mi muovo da qui. A Caina c'erano tante famiglie non in regola, perché non danno una casa nuova anche a me? Sono disoccupato da circa un anno, sono muratore e carpentiere specializzato, sono iscritto alle liste di disoccupazione. Se trovassi un lavoro, al Comune non mi vedrebbero più a supplicare aiuto, ma quando vado in giro a chiedere un'occupazione e dico che ho 54 anni, nessuno mi assume. Mio figlio ha 18 anni, era dipendente di una ditta che lavorava per il cantiere navale, che poi ha chiuso e lui è rimasto disoccupato. Ora è in parola con una persona, speriamo che lo prendano. Spero anche io di sistemarmi, perché senza un contratto di lavoro, chi mi dà in affitto una casa? I servizi sociali mi darebbero un sussidio di cento euro al mese, ma io mi vergogno a prenderli». La proposta del Comune di erogare mille e 50 euro per aiutare Diamanti ed Aggrate a pagarsi un affitto per qualche mese, è stata scartata dai due, proprio perché non hanno un lavoro che gli garantisca un reddito duraturo. Un'altra storia difficile. La compagna di Aggrate, Brunetta Orsini, vedova di 50 anni, ieri è arrivata sotto al Comune con il figlio Alessandro Calevro di 33 anni: spiega che anche lei aveva un alloggio a Caina e che il Comune le ha dato una nuova casa, «ma ci stiamo appena io e mio figlio. Mi avevano detto che c'erano due camere, invece ce n'è una sola e così io dormo sul divano. Almeno ho un tetto, ma non spazio per ospitare il mio compagno. Vivo con una pensione di 460 euro, il Comune fino al 2010 mi dava un sussidio di 200 euro, ora non so. I miei familiari non sono in grado di aiutarmi». Dice che ha avuto qualche problema di salute. E che il figlio ha un'invalidità del 25% a seguito di un incidente stradale avvenuto mentre andava a lavorare. «La ditta poi è fallita e lui è a casa dal 2003». «Sto cercando un nuovo lavoro - dice il giovane - sono andato perfino dai parroci, le provo tutte, lo faccio per mia madre». La città guarda e passa. Ogni giorno in Comune si recano decine di persone, guardano quei giacigli, quel piccolo accampamento. E vanno oltre. Qualcuno però si ferma e commenta: «Queste persone non sono mobili da mettere fuori dalla porta - dice una donna - C'è indifferenza. Qua fa freddo, hanno diritto a un ricovero». Ma per il Comune, Diamanti e Aggrate non hanno maturato il diritto a una casa popolare. E per gli alloggi residenziali pubblici c'è una graduatoria di oltre 400 persone bisognose, aventi diritto e in paziente attesa. Mentre la povertà avanza. In fila per un pasto. «Ogni giorno al banco alimentare di Avenza - dice Carlo Boni presidente della commissione comunale al sociale - ci sono 40 persone in fila, e so che è così anche agli altri banchi alimentari sul territorio. L'appello. Nicola Franzoni, di Futuro e Libertà lancia un appello alla cittdinanza per avviare attraverso il Comune una pubblica sottoscrizione per aiutare Diamanti e Aggrate: L'amministrazione organizzi la sottoscrizione e noi faremo la nostra parte. Nella Carrara che noi vogliamo, un pezzo di pane e un posto dove dormire non si può negare a questi cittadini in difficiltà».
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