Il Tirreno

Nuove tariffe, il no delle associazioni

Alessandra Vivoli
Il tavolo del marmo riunito a Palazzo civico
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Il tavolo del marmo riunito a Palazzo civico

Il sindaco: il dialogo è ripreso, non la disponibilità, ora dobbiamo decidere noi cosa fare

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CARRARA. Il clima, questo lo dicono tutti, è cambiato. E la tensione, almeno sembra, un po' si è allentata. Ma fra Comune e associazioni di categoria del lapideo (Assindustria in testa) la pace non è ancora scoppiata. E così al tavolo del marmo ieri è arrivato un «no» secco alla proposta, dell'amministrazione, di una nuova fascia per la tariffazione dei materiali estratti dalle cave. Zubbani: il dialogo è ripreso ora pensiamo alle tariffe. Il primo commento a caldo, al termine del tavolo del marmo, convocato ieri pomeriggio a Palazzo civico, è del sindaco Zubbani.  «È stato un incontro breve ed interlocutorio - spiega - Abbiamo registrato una disponibilità a continuare il dialogo ma, allo stesso tempo, un secco "no" alla proposta di una nuova fascia per le tariffe del lapideo legata al valore di mercato del materiale». Una posizione, quella del «no» che ha visto compatte le associazioni di categoria («chi in maniera più morbidia e chi con una totale chiusura»: ricorda il sindaco) fatta eccezione per l'Api.  «Adesso sta a noi fare la prossima mossa - conclude Zubbani - Dobbiamo decidere se andare avanti con le modifiche all'impianto tariffario oppure se rimodulare il tutto sulle 3 già esistenti». Insomma un nodo da scioglierte fondsamentale che potrebbe, nel caso il Comune fosse deciso a continuare sulla propria strada, quella che prevede di far pagare il marmo anche in base al valore di mercato, che potrebbe riaccendere la guerra con gli imprenditori del settore.  I tempi, per capire come finirà la vicenda sono strettissimi: tutto si deciderà al prossimo tavolo del marmo, già messo in agenda per venerdì 28 gennaio.   La proposta del Comune. La rpoposta dell'amministarzione, su cui c'è stato il"no" delle associazioni (Api esclusa) è apparentemente molto semplice. Si tratta di ampliare le fasce, dalle attuali tre a quattro, dividendo quella di mezzo. In sostanza, cifre alla mano, la fascia bassa sarebeb ritoccata di pochi centesimi: da 4 euro e 60 a tonnellata a 5 euro. L'incremento sostanziale riguarda la fascica alta, quella dei marmi più pregiati: (statuario e calacata), qui si dovrebbe passare, secondo il valore di mercato, da 13,50 euro attuali a una tariffa compresa tra i 30 e i 45 euro a tonnellata. Il Comune vorrebbe quindi spezzare la seconda fascia in due (perché alcune cave danno un ordinario di pregio): la fascia media così passerebbe dai 7,80 euro di oggi a 9-10 euro per la fascia medio-nassa e tra i 12 e i 15 per quella medio-alta.   Le perplessità delle associazioni. La «rivoluzione» proposta dal Comune non ha convinto. Almeno non fino in fondo. Ma le prove tecniche di dialogo vanno avanti.  A fare il punto ci pensa Attilio Papini di Confartigianato. «Le posizioni attorno al tavolo del marmo sono diversificate - spiega - ma la perplessità generale su una fascia in più c'è». «Ci sono materiali - continua Papini - il cui posizionamento (e valore) non è dettato dalla qualità ma, piuttosto dall'impegno e la capacità con cui gli operatori commerciali si sono spesi per fargli assumere un ruolo importante nei mercati». Ma non solo. C'è anche un altro problema emerso, come ha sottolineato proprio dopo il tavolo, il sindaco Zubbani. «Sono emerse alcune difficoltà, da parte delle associazioni, sulla fascia media, e "sdoppiata" del bianco - commenta - A quello che sembra le imprese temono la discrezionalità con cui gli uffici potrebbero applicare le tariffe stesse».

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