Il Tirreno

Blitz di Bondi. No, solo visita

Sergio Mastrini
Il ministro Sandro Bondi e due interni del reparto
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Il ministro Sandro Bondi e due interni del reparto

Il ministro era al Sant'Antonio Abate per trovare il padre ricoverato

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 PONTREMOLI. Ha suscitato scalpore l'altra sera incontrare il ministro ai Beni culturali, il fivizzanese Sandro Bondi, nei corridoi dell'ospedale Sant'Antonio Abate, assieme alla sua compagna, l'on. Manuela Repetti (Pdl) e qualcuno aveva già messo in relazione la presenza del ministro con l'attuale situazione di pre chiusura del punto nascita.  Niente di tutto ciò: Sandro Bondi era semplicemente in visita al padre da qualche giorno ricoverato presso il tanto declamato ospedale pontremolese, da tempo al centro dell'attenzione per motivi, purtroppo, di ridimensionamento.  Un equivoco dovuto anche al fatto che, nei giorni scorsi, il nome di Bondi era stato più volte fatto per invitarlo a Pontremoli e quindi di mediare il futuro del punto nascitala cui chiusura è stata recentemente sentenziata dall'assessore regionale alla sanità, Daniela Scaramuccia.  Lotta per l'ospedale. Continuano intanto le prese di posizione contro la chiusura del punto nascita e ogni giorno spuntano nuove iniziative a sostegno della richiesta di mantenimento del reparto. La più importante che sta per partire è la petizione che operatori del settore intendono indirizzare al ministro della Sanità, Fazio, per metterlo al corrente della soglia raggiunta dal piccolo punto nascita del Sant'Antonio Abate che col 14% si piazza al secondo posto in Toscana dietro all'ospedale "Misericordia e Dolce" di Prato (che ha toccato l'11% dei parti cesarei).  Questi dati sono ben al disotto di quanto stabilito dall'Iss (Istituto superiore di sanità) che ha fissato nel 20% la quota massima consentita per l'Italia e questo per invogliare le regioni poco virtuose, specialmente quelle del Sud come la Campania, la Sicilia e la Puglia, la cui quota minima si attesta al 38% toccando anche picchi superiori al 66%.  Nell'ambito nazionale, la Toscana occupa la seconda posizione con il 22%, ma è superata da Bolzano-Sud Tirolo che raggiunge una media del 20%, dove Brunico e Merano rappresentano l'eccellenza per cui sono stati insigniti del "Bollino rosa" come punti nascita virtuosi.  A distaccare di 2 punti in percentuale e relegare al secondo posto la Toscana sono stati i punti nascita di Cecina, Valdarno, Valdichiana che si attestano sulla soglia del 30% e soprattutto il Casentino con Bibbiena che ha superato il 36% dei cesarei, dati che in Toscana si effettuano ogni anno circa 28mila parti di cui il 2% fanno poco più di cinquecento.

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