Il Tirreno

Sostanze killer, otto morti alla Skf

Chiara Sillicani
Sostanze killer, otto morti alla Skf

Il Pm chiede il rinvio a giudizio di un direttore: nessuna precauzione

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MASSA. Lavoratori che hanno perso la vita, stroncati da malattie incurabili. Una storia triste, finita nelle aule di Tribunale, con la richiesta di rinvio a giudizio di uno dei direttori dello stabilimento in cui quegli sfortunati operai sono stati impiegati. Siamo a cavallo tra gli anni' 70 e' 80, teatro della vicenda è l'Skf-Riv che produceva cuscinetti.

Tutto comincia con un processo nel 2009. Due dirigenti dell'Skf, Bengt Nillson (direttore di stabilimento dal 1974 all'80) e Maurizio Silvestrini (dall'80 all'86) sono accusati di omicidio colposo, in relazione alla morte di Franco Della Tommasina, operaio tornitore. Per l'accusa loro non avrebbero preso le precauzioni necessarie a garantire la salubrità di un ambiente in cui si utilizzavano olii chimici. Ma i due dirigenti vengono assolti perché il fatto non sussiste. In quella sede, però il pubblico ministero, Rossella Soffio, ascolta numerosi testimoni. E, ai suoi occhi, emerge una situazione che merita di essere approfondita. Proseguono quindi le indagini e il Pm inoltra richiesta di rinvio a giudizio per omicidio e lesioni colpose. Soltanto, però, a carico di Maurizio Silvestrini, (74 anni, residente a Massa).

Bengt Nillson, infatti, è deceduto. Le parti offese sono gli eredi di otto operai che hanno perso la vita a causa di tumori e leucemie e due lavoratori, entrambi malati. La tesi dell'accusa è chiara: esiste un nesso di causalità tra la malattia contratta e l'ambiente di lavoro. Il Silvestrini - secondo il Pm - «per negligenza e imprudenza, non avrebbe posto in essere le misure opportune e necessarie per prevenire il verificarsi di eventi dannosi a carico dei lavoratori». Non sarebbero state attuate - questa la tesi dell'accusa - le opportune misure di sicurezza, «per non aver fornito ai lavoratori i necessari mezzi di protezione, per non aver disposto che chi lavorava in luoghi chiusi disponesse di aria salubre, in quantità sufficienti, anche ottenuta tramite aspiratori», nè sarebbe stata garantita la corretta temperatura degli ambienti. Non solo, secondo il pubblico ministero non sarebbero state neppure effettuate con regolarità le visite mediche previste per operai esposti all'azione di sostenze tossiche e, ancora, non sarebbero state correttamente separate le lavorazioni insalubri.

Ai giornalisti, Giorgio Andreazzoli (parte offesa) che, alla Skf ha lavorato dal'77, colpito poi da una malattia, racconta che «nell'aria si sviluppava una nebbiolina di petrolio e spesso i cuscinetti erano lavati nella trielina». Ieri, il giudice dell'udienza preliminare Ermanno De Mattia avrebbe dovuto decidere se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio per l'ex direttore dello stabilimento. Ma l'udienza è stata rinviata al 24 febbraio.

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