Il Tirreno

Sunia e Apu: spesa inutile, meglio un intervento di riqualificazione della zona

«Non radiamo al suolo le case di Caina»

Le case popolari di Caina
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Le case popolari di Caina

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 CARRARA. Ormai manca poco per l'operazione di demolizione del caseggiato popolare di Caina, dove sorgeranno nuovi appartamenti di edilizai economica.  Ma il Sunia, sindacato inquilini assegnatari, e l'Apu, dicono no all'abbattimento. Lo fanno con una lettera aperta indirizzata al sindaco, all'assessore ai servizi sociali, al presidente della commissione consiliare dei Servizi Sociali.  Sunia e Apu intervengono anche sulla questione del recupero di case nell'ex campo profughi Marina.  Il segretario del Sunia, Attilio Puntelli e il presidente dell'Apu, Francis Benedetti, chiedono alle autorità «se la demolizione degli edifici di Caina è dettata da un pericolo di crollo vero e certificato dalle autorità competenti.  Se così fosse, di fronte a mali estremi, estremi rimedi, ma se così non fosse e se il problema è solo estetico e di vetustà degli edifici e degli appartamenti, il Sunia e L'Apu ritengono che la demolizione non può essere giustificata in quanto antieconomica, non solo perchè di 44 appartamenti se ne rifanno solo 34, ma anche perchè un nuovo edificio seppur bello architettonicamente stonerebbe con il degrado ambientale circostante la zona. Quindi il problema non è quello di demolire gli edifici popolari ma di fare un vero e proprio piano di riqualificazione urbana della zona compresa tra via Vezzala, Via Colonnata, Via Carriona e Via Guelfa, il Ponte di Ferro e parti limitrofe».  Quindi invece di demolire e costruire il nuovo «con una spesa complessiva di sei milioni di euro», secondo sunia e Apu «sarebbe preferibile ristrutturare i 44 alloggi, con un impegno di spesa che non supererebbe i due milioni di euro. I rimanenti quattro milioni dovrebbero essere utilizzati per l'arredo urbano, per creare parcheggi, acquistare e recuperare i capannoni abbandonati trasformandoli in residenze o attività produttive e per dare incentivi alle famiglie residenti per la ristrutturazione delle case e delle facciate».  Sunia e Apu afforntano anche la questione «di un paventato intervento a Marina, all'ex Campo Profughi, dove si parla di una spesa di 1,5 milioni di euro per recuperare 10 alloggi, quelli che si toglierebbero a Caina con un risultato di costruire zero alloggi sociali, e quindi con un ulteriore spesa di 1,5 milioni di euro».  Puntelli e Benedetti sostengono che così «non si contribuisce a risolvere l'emergenza abitativa», e definiscono «inutile» tale operazione.

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