Il dolore
Falsifica il contratto per avere in Comune i soldi per l'affitto
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CARRARA. Ha falsificato la prima pagina di un contratto di locazione per ottenere il contributo in conto affitto dal Comune. Che tra la fine del 2009 e gli inizi del 2010 le ha erogato complessivamente circa 770 euro. Ma a seguito di verifiche fatte dagli uffici comunali, è stata scoperta l'irregolarità e così una donna, madre di due bimbi, seguita dai servizi sociali, è stata denunciata. Ieri il gup De Mattia l'ha rinviata a giudizio per truffa aggravata ai danni dell'ente locale.
Il processo si aprirà il 18 marzo prossimo davanti al giudice del tribunale cittadino, Cosimo Ferri. Il Comune, tramite l'avvocato Marina Vannucci, si è costituito parte civile. Quando il Comune emette i bandi per i contributi sugli affitti di alloggi privati, gli interessati ad ottenere gli aiuti economici devono dimostrare di averne i requisiti e devono produrre anche una copia del contratto di affitto regolarmente registrato all'Ufficio del Registro. La donna ha portato al Comune un contratto che a prima vista appariva regolare, e avendole il Comune riconosciuto - in base alla sua condizione economica e sociale - il diritto al contributo, glielo ha concesso. Erogando circa 250 euro mensili dal novembre 2009, per una somma totale attorno ai 770 euro. Gli uffici, durante verifiche, a febbraio si sono accorti che il primo foglio del contratto era stato falsificato. Sarebbe stato accertato che l'atto in origine era stato stipulato dal proprietario dell'alloggio a favore del fidanzato della donna, il quale per la sua situazione reddituale evidentemente aveva dato maggiori garanzie al locatore. L'uomo non avrebbe avuto i requisiti per il contributo comunale sull'affitto. Ecco perché, secondo il legale della donna, avvocato Cristina Lattanzi, questa, agendo per necessità, avrebbe sostituito il primo foglio del contratto di affitto con un altro foglio, inserendovi i propri dati, ed ottenendo così il contributo comunale. Con cui ha pagato regolarmente l'affitto.
Ma quando il Comune ha scoperto che l'alloggio era affittato a una persona diversa dalla destinataria del contributo, è scattata la denuncia. La donna, rinviata a giudizio, deve rispondere di truffa aggravata (art. 6490 bis del CP) perchè mediante artifici ha presentato un falso contratto di locazione a uso abitativo, inducendo in errore l'ente locale. Per l'avvocato Lattanzi, si configura invece un reato di falso e non di truffa (questa punibile da uno a sei anni), per la sua assissita, incensurata. Che nel frattempo - precisa l'avvocato Lattanzi - ha trovato un'altra casa, con un contratto di affitto questa volta stipulato regolarmente a proprio nome, tale da consentirle di ottenere il contributo comunale in conto affitto.
Il processo si aprirà il 18 marzo prossimo davanti al giudice del tribunale cittadino, Cosimo Ferri. Il Comune, tramite l'avvocato Marina Vannucci, si è costituito parte civile. Quando il Comune emette i bandi per i contributi sugli affitti di alloggi privati, gli interessati ad ottenere gli aiuti economici devono dimostrare di averne i requisiti e devono produrre anche una copia del contratto di affitto regolarmente registrato all'Ufficio del Registro. La donna ha portato al Comune un contratto che a prima vista appariva regolare, e avendole il Comune riconosciuto - in base alla sua condizione economica e sociale - il diritto al contributo, glielo ha concesso. Erogando circa 250 euro mensili dal novembre 2009, per una somma totale attorno ai 770 euro. Gli uffici, durante verifiche, a febbraio si sono accorti che il primo foglio del contratto era stato falsificato. Sarebbe stato accertato che l'atto in origine era stato stipulato dal proprietario dell'alloggio a favore del fidanzato della donna, il quale per la sua situazione reddituale evidentemente aveva dato maggiori garanzie al locatore. L'uomo non avrebbe avuto i requisiti per il contributo comunale sull'affitto. Ecco perché, secondo il legale della donna, avvocato Cristina Lattanzi, questa, agendo per necessità, avrebbe sostituito il primo foglio del contratto di affitto con un altro foglio, inserendovi i propri dati, ed ottenendo così il contributo comunale. Con cui ha pagato regolarmente l'affitto.
Ma quando il Comune ha scoperto che l'alloggio era affittato a una persona diversa dalla destinataria del contributo, è scattata la denuncia. La donna, rinviata a giudizio, deve rispondere di truffa aggravata (art. 6490 bis del CP) perchè mediante artifici ha presentato un falso contratto di locazione a uso abitativo, inducendo in errore l'ente locale. Per l'avvocato Lattanzi, si configura invece un reato di falso e non di truffa (questa punibile da uno a sei anni), per la sua assissita, incensurata. Che nel frattempo - precisa l'avvocato Lattanzi - ha trovato un'altra casa, con un contratto di affitto questa volta stipulato regolarmente a proprio nome, tale da consentirle di ottenere il contributo comunale in conto affitto.
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