Proteste
La vicesindaca torna ad attaccare loperazione del cinema nellarea ex Dalmine
«Speculazione dietro la multisala»
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Lingresso della ex Dalmine dove dovrebbe nascere la grande multisala e sotto la vicesindaca Martina Nardi Martina Nardi: la città rischia di trovarsi senza sale e con più cemento
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MASSA. La vicesindaca Martina Nardi insiste nel dire "no" alla multisala in zona industriale, parla di possibile "operazione speculativa" e auspica un ripensamento della (sua) maggioranza sull'intera operazione. «Ha ragione l'assessore Della Pina - ammette -: la discussione è partita con evidente ritardo» (quando cioè le autorizzazioni alla multisala sono state quasi tutte concesse). Ma è stato comunque un bene - aggiunge la Nardi - che si sia aperto un dibattito sulla questione e che «finalmente si discuta di politiche territoriali». Ma a chi toccava, si chiede la vicesindaca, aprire dibattiti sia in maggioranza sia in città su questioni di tale portata? «Non a me: io, è vero, conoscevo il progetto da qualche mese, ma semplicemente perché ho un punto di osservazione privilegiato e nessuno me lo ha mai presentato ufficialmente. E mai in giunta o in qualsiasi riunione di maggioranza è stato affrontato tale tema». Il che si può interpretare come: doveva essere semmai l'assessore Della Pina ad avviare un confronto sulla questione. La Nardi bada poi a tenere distinti i piani amministrativo e politico: «Mai e poi mai utilizzerò la mia carica di assessore- vice sindaco per fare ingerenze sia in positivo, sia in negativo, su procedimenti amministrativi. Quando il dirigente del mio assessorato ha firmato, tra i tanti atti autorizzativi, quello riguardante la multisala, non ho fatto pressioni al fine che non lo firmasse. Però, come è giusto che sia, ho aperto il caso politico». Detto questo, la vicesindaca argomenta ancora la sua contrerarietà al progetto della società Ges.Co. Con una bordata non da poco: «L'operazione multisala avrà come prima ricaduta la trasformazione del cinema Splendor in circa trenta appartamenti. Questo mi fa dire che è una operazione speculativa e che di culturale ha ben poco». E poi, i dubbi sulla "sostenibilità" del progetto: «Se la multisala alla ex Dalmine funzionerà, avremmo come conseguenza che 1200 macchine, tutte nei soliti orari, ingorgheranno la viabilità già al collasso, e che presumibilmente si fermeranno a passeggiare non nel centro cittadino ma al centro commerciale vicino (Carrefour ndr.), impoverendo sempre di più l'economia cittadina. Così come faranno i genitori che accompagnerammo i figli al cinema». Ma negativo (ancor più negativo) sarebbe lo scenario che potrebbe determinarsi, se la multisala non funzionasse «e cioè risultasse sovradimensionata per una città come Massa». È facile pensare a quel punto, dice la Nardi «che l'operazione risulti totalmente speculativa, destinando tale area ad altre attività di tipo commerciale e/o direzionale, con il risultato che Massa si troverebbe senza un cinema». Insomma, la vicesindaca rivendica che «la politica deve fare il suo mestiere e non può trincerarsi dietro la burocrazia» e deve valutare l'opportunità di questo progetto. Che La Nardi boccia sotto ogni aspetto: «La multisala in zona industriale porterebbe ad un impoverimento del centro città, e ad avallare una ulteriore speculazione edilizia che circonderebbe ulteriormente la zona industriale. Il compito degli amministratori è quello di disegnare lo sviluppo della città. Se ci sottraiamo a tale missione non facciamo un buon servizio alla collettività che ci ha eletti». C.F.
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